La Virtus campione e il “veleno” di Daniel Hackett

La Virtus Bologna vince l’Eurocup e torna in Eurolega, e per molti potrebbe essere un successo scontato. Invece non lo è, a maggior ragione se potevi essere la favorita. La Segafredo ha vinto la vera finale a Valencia, con un capolavoro tecnico/tattico, contro una compagine veramente strutturata e in un’arena calda. Ci sono tanti meriti dietro la vittoria di coppa, dalla pazienza con cui Sergio Scariolo ha costruito un’identità tattica (l’ineffabile Valerio Bianchini lo aveva capito prima degli altri), peraltro portando una ventata di novità rispetto al monotematico gioco perimetrale di sistema con pick and roll continui, al patto non scritto fra tanti fuoriclasse per distribuirsi gli oneri di squadra. C’è chi ha “urlato” come Teodosic (21 punti e 12 tiri presi di pura voglia), chi è stato decorosamente in panchina senza protestare (vedi Mannion), chi ha lasciato che la partita venisse a sé (vedi Jaiteh) e chi soprattutto è stato un leader segnando un punto.

Parlo di Daniel Hackett, il vero valore aggiunto ad un roster già fortissimo, un “veleno” che entra nelle vene dei compagni di squadra e li trasforma dal punto di vista mentale, un dominatore mentale delle partite di pallacanestro. Quando un campione prescinde dallo scout, ha raggiunto il nirvana cestistico. Guardandolo dal vivo o in televisione si ha la stessa sensazione, quella di un giocatore che dalla palla a due non smette un secondo di essere con la testa sul proprio lavoro. Aggredisce il diretto avversario con quell’intensità che shakera fisicità e provocazione silenziosa, una “goccia cinese” che ha mandato in tilt diversi terminali principali avversari.

Nei 22 minuti di campo ero calamitato dall’energia di Hackett sui 28 metri, ben oltre le prodezze di Milos Teodosic. E’ evidente che il ragazzo ha azzeccato il percorso professionale più adatto, è cresciuto esponenzialmente non “fuggendo” dalla realtà italiana ma investendo su un’esperienza estera e su competenze illuminate diverse che ti strutturano, prima come uomo e poi come giocatore. E anche lì vi assicuro che ci sono modi e modi di mettersi alla prova sul sacro altare del Pireo o di Mosca; lui l’ha fatto con la stessa aggressività con cui ha marcato Andrews ieri, supportato da un’autostima cromosomica, ma senza indietreggiare di un passo. Poteva essere un onesto complemento, ha deciso di mirare all’eccellenza e ci è riuscito.

La Virtus festeggia, incensa i suoi e lucida i propri “diamanti”, da Teodosic a Belinelli, da Weems a Jaiteh, passando per Shengelia ma… studi un elisir di lunga vita per Daniel Hackett, perché è con lui che potrà raggiungere traguardi ancora più ambiziosi.

Raffaele Baldini

Pubblicato il Maggio 12, 2022, in BASKET NAZIONALE E INTERNAZ., HighFive, News con tag , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. Lascia un commento.

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