Le equazioni a più incognite per l’inconsueta scarna cornice dell’Allianz Dome

Non sono mai stato un’aquila in matematica, non mi sono mai piaciute le “equazioni a più incognite”, anche perché ritenevo serenamente di poter restare con il dubbio del valore di quelle incognite. La premessa è d’obbligo per sviscerare un argomento di una complessità unica come quello del calo di spettatori all’Allianz Dome, dibattuto settimana scorsa e peculiarità per la piazza di Trieste. Non basta “x” e “y” per determinare le incognite, forse non basta tutto l’alfabeto, perché sono tantissime le variabili incidenti in una scelta di presenziare o meno allo spettacolo sportivo. Senza entrare troppo nel merito, farò una lista di quei fattori che possono condizionare, non per forza in ordine gerarchico:

Progettazione e proiezione futura – Il tifoso se non vede un orizzonte sicuro, un porto a cui attraccarsi, si lascia trasportare dai flutti del momento, ma senza troppa convinzione. L’incertezza non è mai stata attrattiva.

Assuefazione e ambizione – La pletora di tifosi “tiepidi” vive il momento, si stempera con l’assuefazione ad una categoria, si spegne di fronte a proclami “copia incolla” con vista…verso il basso.

Mercato estivo – L’appassionato di basket triestino non è sprovveduto ma necessita di stimoli. Il mercato non è una questione di nomi ma è, talvolta, una questione di riconosciuta (o presunta) qualità. Negli ultimi anni i tanti errori in sede di scelta degli americani, ha generato pregiudizio.

Empatia – In ogni ambito, l’empatia è un valore importante. L’empatia è quel filo invisibile che lega il tifoso alla società, che lo induce a fare uno sforzo propositivo verso la realtà rappresentativa. Negli ultimi anni si è raggiunto il minimo storico in tal senso.

Campagna abbonamenti flessibile – Si continua a fare troppo poco per fidelizzare i vecchi abbonati che, a tutti gli effetti, rappresentano gli azionisti solidi in un mercato incerto. Mancano formule flessibili per famiglie, incentivi a società sportive degni di questo nome. Aver aumentato i prezzi per i più abbienti è un autogol epocale, uno sfregio agli “azionisti” più generosi.

Risultati – Da che mondo e mondo i risultati portano gente a palazzo. Pur avendo inanellato stagioni non da buttare, mancano gli acuti che in serie A2 portava la gente ad esaltarsi con filotti e cavalcate vincenti.

“Egocentrismo” sportivo – Non so se è una peculiarità triestina, di certo c’è un nutrito gruppo di appassionati di basket animati da “egocentrismo sportivo”. Di cosa si tratta? Di soggetti che praticano la pallacanestro (anche a livello condominiale) e si sentono sazi senza sentire l’esigenza farne da spettatori.

Effetto “branco” – Vedi anche sotto la voce “assuefazione”. Quando la squadra è in ascesa l’ “effetto branco” (nell’accezione più positiva del termine) genera la mistica “moltiplicazione dei tifosi”, con episodi di istintiva (ma fugace) passionalità primitiva.

Pandemia e crisi economica – Non è la pandemia in sé, non è la mascherina o le restrizioni (ormai ridotte al minimo), è proprio quello che si è portata dietro nel vissuto quotidiano della gente. C’è più paura, c’è più reticenza, c’è diffidenza… oltre ad una inevitabile ripercussione economica. La pallacanestro di serie A è un lusso, non per tutti.

Comunicazione – Non è un valore da prendere in considerazione per l’appassionato vero, ma è tremendamente persuasivo nel maggioritario mondo dei “tiepidi”. Da questo punto di vista la Pallacanestro Trieste ha dato per scontato troppe cose, del tipo “se volete… la strada la sapete”.

TV e divano – A qualcuno suonerà aberrante il concetto di vissuto sportivo con la fredda visione da divano. La modernità è anche comodità però, ed ecco che di fronte a giornate fredde e piovose, ad un orario infame e ad un gruppo di amici eterogeneo, il miglior compromesso è la partita da guardare in TV.

Undici (!!) incognite (e forse potrebbero esserci altre), sposandole tutte o nessuna possono venir fuori sentenze soggettive che suonano come giustificazioni o motivi validissimi per una scelta. Non confondete però “Basket City” con una mera valutazione numerica del seguito; Trieste è e resterà sempre una piazza in cui si vive di pallacanestro, declinandola in modi diversi, chi davanti alla TV, chi al bar, chi al palazzo. Di certo l’imperativo per il nuovo corso sarà quello di riappropriarsi di una grandissima ricchezza che è il pubblico, riaccendendo la passione credendo nel messaggio che si vuole mandare. Anche perché, l’Allianz Dome svuotato non è la mancanza di un valore aggiunto, ma diventa elemento di “disagio” per i protagonisti, di distacco.

Raffaele Baldini

Pubblicato il dicembre 13, 2022, in BASKET NAZIONALE E INTERNAZ., BASKET TRIESTINO, HighFive, News con tag , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. Lascia un commento.

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