
Quello che è più grave…
L’ultimo aspetto da considerare è quello legato alla terza sconfitta di fila o alla classifica. Forse nemmeno il fatto di aver registrato per l’ennesima volta che la “lotteria” biancorossa ha pescato Ross, Brown e Reyes questa settimana. L’amara eredità di Sassari porta a considerare che, a discapito di lodevoli intendimenti (vedi dichiarazioni di Mike Arcieri, Jamion Christian e Markel Brown ndr.), due settimane (15 giorni, non poco più di metà ndr.) non sono serviti a migliorare un aspetto tecnico, tattico, né di atteggiamento. Si puntava a restituire una difesa più solida? 98 punti concessi a Sassari senza Sokolowski e Udom, facendo sembrare Bob Morse un buon giocatore come Veronesi. Si doveva lavorare sulla gestione dei palloni, vedi palle perse, sino ad ora elargizione allargata ad avversarie compiacenti; lo scout dall’isola parla di 21!. Si benediva questo periodo per ricaricare le batterie… per poi accorgersi che i biancorossi di coach Christian hanno camminato sul parquet, stancamente e senza un criterio logico. “Siamo convinti di essere molto vicini a diventare una squadra dominante. Non siamo ancora arrivati a quel punto, ma ci stiamo lavorando. Abbiamo analizzato cosa ci manca, costruito un piano per continuare a migliorare e per scalare la classifica”, questo il prepartita di coach Christian; quando un allenatore è così distante a capire quale è lo stato globale del gruppo forgiato da lui, è un timoniere in balia dei flutti.
Manca Markel Brown? No, Manca soprattutto quello che trasferisce ai compagni
In questo paragrafo parlerò di tutto tranne che del contributo numerico di Markel Brown alla causa della Pallacanestro Trieste. Da tempo immemore che a Trieste non si vedeva un Condottiero con la “C” maiuscola, un leader sia tecnico che all’interno dello spogliatoio, uno di quei rarissimi esempi di attitudine, oltre a qualsiasi ingerenza esterna, o “sirena” distraente. Markel Brown nel modo di intendere la pallacanestro è esempio, in primis per i compagni che, consapevolmente o inconsapevolmente, seguono la via tracciata dal loro leader. A Sassari non sono mancati solo 17.8 punti bensì lo sguardo sui 28 metri, la parola o il gesto per migliorare tutti. La dico ancora più chiara: Brown allena molto più di coach Christian, e lo dico senza mancare di rispetto all’allenatore statunitense.
E’ una questione di critica sul… PIL
L’ho già chiarito in altra sede, ma rimarco una questione che aiuta a recepire in che direzione va la critica. Ossia, la critica è proporzionata al “prodotto interno lordo” della Pallacanestro Trieste sulla stregua di un investimento che pone la società giuliana fra le 6/7 virtuose della massima serie. Detto, questo, anche gli infortuni, soprattutto quelli cronici, devono essere valutati secondo il potenziale tolto ad una macchina competitiva. Il tutto sarebbe ben diverso se fossimo in era “ghiacciana” (non in senso negativo del termine): dichiarazioni improntate al “salviamoci, magari all’ultima giornata”, attenzione al budget risicato, spegnere le luci del Palatrieste per non spendere un euro in più. L’approdo di CSG e poi del Presidente Matiasic ha schiuso un futuro importante, peraltro rimarcato più volte dalla stessa proprietà. Il roster è stato costruito con giocatori di livello, con 6 stranieri (potenziali) e non 4/5 a rotazione. Inoltre, manca un aspetto fondamentale: se in A2 l’obiettivo era in fondo al percorso, oggi ci sono step da raggiungere, primo fra tutti la Final Eight di Coppa Italia. Non solo, vivere con il pensiero positivo di un domani radioso, è affare molto pericoloso… vedi post vittoria a Treviso, l’anno della retrocessione. Altri giocatori, altro ambiente… ed è per questo che si può migliorare con poche mosse, ben assestate.
Il giornalista che non serve più
Una volta il giornalista avere un ruolo fondamentale di informare la gente su vicissitudini di ogni tipo, aggrappati a quello che il mezzo di comunicazione (giornale e poi TV ndr.) poteva far arrivare capillarmente ad ogni famiglia. Oggi il senso è perso definitivamente, perché c’è la notizia in tempo reale, i social, un fiume comunicativo che porta inevitabilmente con sé un ammasso di detriti; non è importante, il filtro se lo fa ognuno come meglio crede, un vestito cucito per ogni soggetto. E l’inutilità del giornalista (o pseudo tale) è palese in un professionismo sportivo che può farne a meno, anzi, che lo trova “un male necessario”, da imboccare solo quando si necessita di cassa di risonanza ulteriore. Facciamocene una ragione, è così ed è anche stucchevole, quanto inutile, rivendicare un ruolo morto e sepolto da qualche decennio.
Ipse Dixit
Questa squadra, al completo, può battere sia Brescia che Bologna.
Raffaele Baldini
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