Come puoi affrontare la capolista del campionato di serie A italiano, la Virtus Bologna, con un record di 5 vittorie e 0 sconfitte, a casa propria nel catino del mitico Paladozza, con la rabbia di due sconfitte patite in settimana in Eurolega contro Zalgiris e Besiktas, e pensare di uscire indenne?

Il primo approccio è un auspicio più che una chiave tattica, cioè che il gruppo di coach Mumbrù abbia patito il doppio impegno di coppa, e si ritrovi alla quarta partita in otto giorni con un po’ di tossine nelle gambe. Questo per il vecchio adagio che contro una corazzata, tu devi essere perfetto sperando di incrociare una serata non indimenticabile dell’avversaria.

La Virtus Bologna griffata Costa corre, e lo fa anche bene, secondo attacco del campionato con 97.4 punti a partita (contro l’8° attacco giuliano da 89 punti a partita), sfruttando la transizione per canestri ad alta percentuale, e di conseguenza assistenze per l’uomo più libero (1° per assist con 22.4); è chiaro quindi che i rientri difensivi di Trieste saranno fondamentali, magari spezzando il ritmo con qualche fallo intelligente (senza esagerare, viste le rotazioni ridotte).

Macchina da rimbalzi la formazione bolognese, 2° in serie A con 40.4 carambole, rispetto all’ottimo 5° posto di Trieste con 38.2; il trio Aliou Diarra, Momo Diouf e Kevin Kokila garantiscono verticalità e fisico, per non parlare di ali come Alston, Edwards, Klintman ben sopra i 200 centimetri di altezza e istintivamente propensi ad attaccare il pitturato. Anche in questo caso la compagine triestina non può giocare su un terreno di puro confronto tecnico, deve trovare quelle piccole grandi “cattiverie” cestistiche per bilanciare un “gap” alla base evidente. Spesso, la “congestione” d’area e avere giocatori scaltri ha portato in dote benefici insperati. Certamente il rendimento di Luka Brajkovic, e soprattutto la gestione dei falli, potrebbe essere una variabile importante.

Non è possibile individuare le bocche da fuoco virtussine, annoverando ben 6 giocatori oltre la doppia cifra di realizzazione, e altri 4 attorno ai 7/8 punti di media. Ci sono sicuramente gli “scardinatori”, quelli che per naturale predisposizione tendono a dare scosse al match: parliamo sicuramente di Marcus Carr (14.5 punti a partita), Trent Frazier (12.3) e Derrick Alston (14), ma sarebbe un errore focalizzare l’attenzione sui singoli quando è il valore del gruppo che fa la differenza.

Approcciare bene alla sfida per Trieste diventa basilare, mantenere questo soporifero effetto post Eurolega è il miglior viatico a non complicarsi la vita.

Paladozza, ore 20.00, palla a due.

Raffaele Baldini

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