Keys of the Match – PISTOIA

chiavi-in-manoFonte: Il Piccolo a cura di Raffaele Baldini

In un ambiente surreale, con il rimbombo della palla di basket e l’eco delle voci dei protagonisti si apre il sipario su Trieste-Pistoia, un match che vale una buona fetta di salvezza. Il “Coronavirus” ha costretto i preposti a mettere in sicurezza gli ambienti teatri di eventi pubblici, il Presidente Fip ha espresso l’esigenza di proseguire con il calendario della serie A. Quindi si gioca a porte chiuse.

Allianz Dome vuoto

Un fattore con la “F” maiuscola, sia a teatro pieno sia come in questo caso senza spettatori. L’ambiente, l’atmosfera e il carico adrenalinico non possono essere secondari in uno sport al chiuso, soprattutto quando si parla di migliaia di (caldi) supporters. L’assenza del pubblico azzera i vantaggi che potevano investire Coronica e soci, Pistoia ha l’occasione della vita per staccare l’inseguitrice, senza distrazioni e pressioni esterne. E’ anche vero che i 6000 spettatori del Dome potevano rappresentare una sorta di “ansia” per Trieste, obbligata a vincere per non vedere sempre più da vicino lo spettro della retrocessione.

Etica, caratura professionale sui 28 metri

Quando si resettano le condizioni di contorno, ci sono due aspetti concatenati che possono fare la differenza: l’ambizione e l’etica professionale. Ogni atleta che veste una canotta in rappresentanza sportiva di una città, ha il dovere morale di lottare per questa; un professionista poi ha un altro dovere, quello di dare il 100% a prescindere da tutto, nel rispetto del proprio lavoro (e di se stessi). La presenza di queste due forze interiori convergono nel porre la qualità quale variabile unica per determinare la più forte sui 28 metri di un campo da basket.

Prospettive diverse

Un’arena molto grande con gli spalti vuoti necessariamente pone il giocatore professionista nella difficoltà di ricalibrare le prospettive. Dirò di più, l’effettiva maggior serenità dovuta all’assenza di pubblico e il “vuoto” creato dalla mancanza di figure umane stipate sulle tribune, cambia completamente l’impostazione di un tiratore. L’essenza di un giocatore che vive sulle giocate dalla lunga gittata e dal bersaglio piccolo sono figlie di sfumature infinitesimali: il difensore che ti viene addosso, la tensione emotiva che pulsa nelle vene, la prospettiva fra pieni e vuoti in un palazzo, la testa più o meno sgombra, concorrono alla buona riuscita di una conclusione. In 30 minuti di riscaldamento il computer di bordo di ogni atleta deve ri-formulare i dati, vedremo chi avrà la “macchina” più rapida nell’aggiornamento.

Randy Culpepper

Che sia un pericolo pubblico lo sostanzia il background del ragazzo. C’è però un aspetto subliminale che pone l’americano al centro delle attenzioni di tutti: un neo arrivato genera inconsciamente nei compagni di squadra una volontà di coinvolgimento, quindi tanti palloni da far passare per le sue mani. Occhio.

Pubblicato il marzo 7, 2020, in BASKET NAZIONALE E INTERNAZ., BASKET TRIESTINO, HighFive, News con tag , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. Lascia un commento.

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