Al “Bar dello sport”, due chiacchiere sul momento dell’Allianz Trieste

Al “Bar dello sport”, cioè quello che alimenta il dibattito cestistico in mancanza di sfide da vivere. Ragionamento sul momento dell’Allianz Trieste fra bassa autostima post Pesaro, qualche incazzatura latente e quello che verrà.

Condizione fisica bassissima, piano stagionale rispettato?

Non si è troppo calcato la mano su un aspetto apparso evidente quanto secondario rispetto all’approccio mentale: la scarsa condizione atletica. Un passo diverso, sempre mezzo secondo in ritardo rispetto ai tortonesi (non siamo gli unici ndr.), poco dinamici a rimbalzo. Se concepiamo la continuità tecnica dello staff rispetto alle versioni passate, possiamo anche mettere in preventivo, senza allarmarci, un calo fisiologico stagionale. Anche le versioni del duo Dalmasson-Paoli ricaricavano le batterie a Febbraio (Final Eight comprese ndr.), per fare ottimi finali di stagione. La domanda però sorge spontanea: abbiamo assistito ad un calo fisico o ad un tracollo pericoloso? Lo scopriremo ovviamente nelle prossime settimane.

Il “mal di pancia” di Adrian Banks

Tutte le delusioni portano appresso “mali di pancia” inevitabili, divenuti spesso “doglie” in protagonisti dalle forti personalità. Senza scomodare Ibra, possiamo raccogliere tutta una serie di “pillole” social di Adrian Banks durante la stagione fortitudina per capire che l’irrequietezza è stabile compagna di viaggio. “I really wanted to go home for a few days during this break. I hate we don’t get those opportunities. I don’t know how I’ve been doing this shit for 14 years!” è lo sfogo su Instagram del “pistolero”. Se tutto ciò fosse riferito ai giorni di permesso post Pesaro, il “pistolero” ha sparato a salve (con dubbio gusto) in virtù di quanto espresso dalla sua squadra nei quaranta minuti contro Tortona. Molto più centrato sarebbe stato un silenzio introspettivo e la volontà di tornare in palestra e “pedalare” (magari smoccolando fra le quattro mura di casa). Se invece lo scritto fosse uno sfogo per la debacle sportiva, allora ci starebbe tutto per l’indole di un giocatore che non ammette lezioni così severe. La realtà è che soggetti di questo tipo devono essere “maneggiati” con cura, a costo anche di assecondare qualche richiesta, per riaverli moralmente e mentalmente sul pezzo nel futuro prossimo. Il rischio contrario è trovarsi uno scontento incline all’indolenza.

L’ “isola felice” è poco performante per i grandi obiettivi?

Interessante argomento sollevato da un collega: la Trieste cestistica è un’isola felice in cui i risultati a lungo termine si allineano coerentemente con un modus vivendi, rispetto a quelli “senza ritorno”. La storia recente conferma l’assioma di cui sopra: giocatori sollevati da stress particolari, una qualità della vita in città di alto livello e quindi una professione gestita con la serenità di giudica alla fine. Final Eight? Troppo lontana da obiettivi concreti, troppo “istintiva” e “violenta” nella sua espressione sportiva, troppo isterica per placide esistenze. Il tifoso triestino “vomita” in rete la rabbia di un tradimento sportivo per poi fare gli occhi a cuoricino vedendo qualche protagonista per strada; siamo così, volubili come pochi ma straordinariamente vicini alla propria creatura. Purtroppo però è sempre la storia (altrui) a sbugiardare (in parte) la tesi dell’“isola felice” che tarpa le ali: Cremona, città con tradizione baskettare e straordinariamente comoda per spiriti tranquilli, è riuscita, anche con un condottiero perfettamente in sintonia come Meo Sacchetti, a vincere le Final Eight; ultima non ultima Tortona, finalista quest’anno. Il mio punto di vista è che ci voglia un mix di sana incoscienza e voglia di sorprendere, con un condottiero visionario poco razionale. Il rischio contrario è però quello di vivere sulle montagne russe, su esaltazioni effimere e crolli emotivi pericolosi al punto da mettere a repentaglio una stagione. Così è la vita…

Tirare le fila

Niente di più complesso in questo momento storico: usciti malamente dalle Final Eight, con una condizione fisico/atletica rivedibile, con qualche giocatore scontento in palestra e altri alle prese con le nazionali (Grazulis in Lettonia e Delia in Argentina), un prossimo match programmato appena per il 6 Marzo contro la Reyer. Lo staff tecnico avrà un bel da farsi, rigenerare senza l’elemento scatenante del “sacro fuoco” sportivo, la sfida sui 28 metri di parquet; ci vuole pazienza ed enorme sensibilità, con la speranza che anche il “sesto uomo” torni a farsi sentire per la fase più delicata della stagione. Senza alibi o paraventi, vestiti di sola passione.

Raffaele Baldini

Pubblicato il febbraio 20, 2022, in BASKET NAZIONALE E INTERNAZ., BASKET TRIESTINO, HighFive, News con tag , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. Lascia un commento.

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