Analisi post F8: Così “no”, i tanti meriti di Ramondino e quel “fighter” mancante

Così… NO!

C’era una squadra che pensava di arrivare in finale, un’altra che ha voluto prendersi la semifinale. Due espressioni mentali e fisiche diametralmente opposte, Trieste presuntuosamente ancorata a uno sterile attacco, Tortona, dopo un inizio “accondiscendente”, che “sbava” su ogni possesso aggredendo la sfida. Lo spirito dei piemontesi è incarnato dalla sublime e ammorbante incoscienza di P.J. Macura (su ispirazione di coach Ramondino) e sulla voglia di “far legna” del barbuto Cannon, uno che senza gli attributi prenderebbe il volo come lungo su un campo da basket di serie A. Se c’è una cosa fastidiosa nello sport come la sabbia nelle mutande è quando una squadra favorita sulla carta, esce di scena senza aver combattuto. E’ sinonimo di presunzione, di superficialità mentale che appesantisce oltre il dovuto un cammino stagionale sin qui eccellente. Ricordo che una squadra di alto livello porta con sé (o dovrebbe portare) in questi eventi lo spirito di una città, della voglia di scrivere la storia, dello sgomitare per essere riconosciuti a livello nazionale, per onorare un marchio nobile come quello di Allianz e di tutti gli sponsor a supporto. Invece si è assistito ad una esecuzione sportiva in piena regola, una sconfitta senza attenuanti, faticosamente giustificata da coach Ciani in sala stampa. Noi con problemi fisici e di assetto? Cosa avrebbe dovuto dire coach Ramondino con un leader come Chris Wright fuori, Macura recuperato in extremis e Tavernelli in panchina per onor di firma?

Vedo le squadre di Ramondino, e vedo tante tante cose

L’erba del vicino è sempre più verde…anche se l’unica erba utile per digerire la partita di coppa, sarebbe da fumare. Non è un mistero che consideri Marco Ramondino fra i primi cinque allenatori italiani. Da troppo tempo vedo le sue squadre e mi inebrio per quante cose si possono vedere sotto l’egida dell’allenatore irpino. Tortona, per esempio, muove mirabilmente tutti gli effettivi sul parquet, in un moto perpetuo dal “timing” preciso e con la giusta attenzione ai particolari; sistema dispendioso sicuro, ma efficace per mandare in corto circuito anche le difese più attente. C’è tantissima psicologia, prova ne sia l’evoluzione di P.J. Macura. Ad un certo punto dell’anno, l’anarchico esterno del Minnesota sembrava un corpo estraneo pronto all’espulsione. Coach Ramondino ha ribaltato l’assioma secondo cui una “testa matta” debba essere esclusa per il bene del gruppo; l’ha messo al centro dell’attacco piemontese, l’ha coinvolto, gli ha fatto capire quanto fosse importante per il gruppo. La Bertram ritrova un terminale esiziale. C’è tanto lavoro in palestra: Jalen Cannon in serie A sarebbe più un “orsacchiottone” mascotte del gruppo. Invece sotto gli ordini di Ramondino è una clamorosa arma impropria, ruvida, fisica e opportunista offensivamente; togliere dalla partita Marcos Delia non è cosa da poco.

Il “fighter” mancante

C’era un capitano che entrava in contesti specifici: quando la squadra non dava cenni di reazione, quando la partita sembrava scrivere un finale non gradito. Si chiamava e si chiama Andrea Coronica. Oggi le “veci”, per tipologia caratteriale, le fa Lodovico Deangeli. Non si è ben capito perché, in un match con l’Allianz dall’encefalogramma piatto, lo staff tecnico non ha attinto alle qualità dell’ala ex Udine. E’ entrato sul parquet sul -20, con la partita andata, senza possibilità di scuotere la truppa. Alle volte basta poco per cambiare l’inerzia di una partita, anche se non è detto che basti.

Guardare avanti

Condivido pienamente l’impostazione data da Franco Ciani alla sala stampa del post-partita, perlomeno sull’idea di guardare avanti. Per un allenatore non ha senso rimuginare su una sconfitta in un contesto particolare e a sé stante; più utile resettare e lavorare per il rush finale. C’è da inserire Ty-Shon Alexander, che, a scanso di equivoci, è una guardia che può dare una mano in regia, ed è stato preso per questo. C’è quindi da ricalibrare l’assetto di squadra, ridisegnando gerarchie (Cavaliero sarà chiamato ad un ulteriore sacrificio?), rigenerandosi fisicamente e mentalmente per quella che è la fase più importante della stagione. Si riparte da qualcosa di buono, cioè un Sagaba Konate meno esplosivo e verticale ma più coinvolto e da un Luca Campogrande in ripresa. Aspettando Alessandro Lever…

Raffaele Baldini

Pubblicato il febbraio 18, 2022, in BASKET NAZIONALE E INTERNAZ., BASKET TRIESTINO, HighFive, News con tag , , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. Lascia un commento.

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