Analisi post Varese: serve un rinforzo almeno, la fastidiosa sabbia nelle mutande e gli appunti da prendere sui “sold-out”

Il tempo della filosofia è finito

Duole essere tremendamente razionali, ma lo sport professionistico lo impone. Esiste il tempo fisiologico per dare a chiunque la possibilità di esprimersi, esiste poi il tempo dei bilanci per intervenire tempestivamente sul mercato. A leggere la classifica si fa presto ad essere concreti: 3 vinte ed 8 perse. Volendo essere ancora più cinici, 11 partite hanno decretato la totale assenza di un reparto (quello delle “ali piccole”) e il lungo titolare inadeguato. Mascherarci dietro un’orgogliosa rimonta a Masnago, pur considerando che sul -14 la prestazione era severamente insufficiente, sarebbe un esercizio pericoloso, soprattutto in vista di un calendario che non ammette più passi falsi. SERVE ALMENO UN RINFORZO, lo scrivo a lettere cubitali e soprattutto per marcare una tempestività necessaria, anche in funzione di un logico ingresso in società degli americani; la coperta è corta, si deve seminare ora perché il girone di ritorno inizia con una serie di partite impossibili. Ala o lungo? Chissenefrega, serve un uomo di qualità, strutturato e senza portarsi dietro l’alone di incertezza, figlio spesso di contratti deboli. Con che soldi? Quelli degli americani… e se non ci sono, la società lo dica a chiare lettere.

Perché la coperta è corta

Quando hai Bartley che ne fa 28, Davis 19 e Gaines 22 e non vinci la partita, c’è un grosso problema. Quando poi vedi che il tuo inconsistente lungo ne fa 11 (!!) e il “4” dalla panchina 12, il problema diventa ancora più grosso. Il punto è che ormai le avversarie hanno ben chiaro il game-plan contro Trieste: cercare di arginare il trio di esterni, lasciando il resto della truppa a briglie sciolte (forse con un grado di attenzione in più a Pacher). Michele Ruzzier in questa versione non serve, lo dico chiaro proprio per la massima considerazione che ho del giocatore e di quello che può dare; senza l’istinto di attaccare la prima linea (l’ha fatto una volta in maniera magistrale) e senza nemmeno provare il tiro dall’arco, è un complemento che toglie minuti a Bossi, punto. Ci siamo illusi troppo presto che A.J. Pacher avesse capito tutto della categoria, invece ce n’è ancora di strada da fare, soprattutto con un piglio mentale e fisico diverso; “rimbalzare” sui pari ruolo sotto dimensionati di Varese è un segnale pericoloso, non vorrei che sia mentalmente troppo “pulito” per quel ruolo…

Come la sabbia nelle mutande d’estate…

Ci sono cose che infastidiscono, pur senza essere per forza decisive. L’istantanea che gira in rete con l’arbitro a metà campo rigidamente proteso ad alzare il pugno chiuso in segno di “fallo” sul tiro da tre punti di Bartley contro Johnson (sul punteggio 102-99 per Varese), non depone a favore della categoria. Sia chiaro, sarebbe finita allo stesso modo, così come potrebbe essere sanzionabile Pacher per il fallo sull’ultima entrata di Brown alla fine dei tempi regolamentari, però imbarazza il salomonico sotterramento di una infrazione. Fastidioso come la sabbia nelle mutande d’estate l’emulo di Spyke Lee a bordo campo in quel di Masnago; un continuo provocare a pochi centimetri dai nostri giocatori, con gestualità da attore consumato e senza che venga redarguito. Ognuno a bordo campo può fare quello che vuole, ma c’è un limite al movimento lungo la linea laterale. Altrimenti tutto quello che abbiamo detto e scritto su Dipiazza contro Mathiang è una esagerazione di una goliardata fra ragazzi…

Terzo “sold out” a Varese, prendere appunti prego

Luis Scola, dal suo insediamento, ha dato subito l’impressione di uno che vede lungo. Ha rivoltato come un calzino la società (anche con scelte impopolari), ha creato un progetto unico, ha girato il mondo per portare risorse fresche a Varese. Non solo, a differenza di altri, non ha dato per scontato la risposta della gente; registrare il terzo “sold-out” consecutivo è rimarchevole, soprattutto perché di fronte, con tutto il rispetto, c’era Trieste e non Bologna o Milano. Ha creato le condizioni per una scelta consapevole del passatempo domenicale, ha creato uno spettacolo da vivere a prescindere dalla posta in palio, ha instillato una mentalità americana sull’approccio all’evento sportivo. Dietro tutto questo c’è tanto lavoro, tanta competenza e attenzione ai particolari, tanta voglia di costruire una strategia, non di seguire un canovaccio ingiallito e anacronistico.

Raffaele Baldini

Pubblicato il dicembre 19, 2022, in BASKET NAZIONALE E INTERNAZ., BASKET TRIESTINO, HighFive, News con tag , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. 1 Commento.

  1. Boxer perizoma o naturismo
    Nema problema

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