Analisi del giorno dopo: spaziature e gioco, il capolavoro dello staff tecnico e l’intelligenza dei giocatori

Onestà intellettuale

Cos’è l’onestà intellettuale? E’ dare un giudizio senza gli orpelli del pregiudizio o del condizionamento esterno. Ettore Messina, uomo di indubbio valore morale, ha sintetizzato perfettamente il capolavoro triestino al Forum, ricacciando in gola “ma” e “se” costruiti per smontare il trionfo: “per come ha giocato Trieste questa sera, probabilmente avremmo perso anche senza l’infortunio a Micov o avendo rotazioni più lunghe.” E Messina sa bene cosa vuol dire onorare un’impresa, visto che fu lui (suo malgrado), anni or sono, ad esaltare qualcosa di molto simile, l’ “esecuzione” di Calabria e Gurovic contro la Virtus Bologna dei record in terra felsinea. Naturalmente, sempre per onestà intellettuale, nessuno nega il peso delle assenze, lo ha fatto lo stesso coach Dalmasson nella disamina post-partita, ma sindacare su un nome ed un cognome di un presente rispetto a chi è rimasto a casa in un club che spende 31 milioni di euro per la stagione, mi sembra esercizio puerile.  

Il capolavoro di Eugenio Dalmasson e del suo staff

Guardi il 16 su 24 da tre punti e temi fortemente che i “sempliciotti” sviliscano il tutto riportando il successo ad una mera questione balistica. Invece c’è tanto di più. Prima di tutto l’Allianz Trieste ha eseguito perfettamente il piano partita: rapidi passaggi facendo muovere la difesa, spaziature sul parquet col goniometro, letture puntuali con fendenti a tagliare il campo per servire il lungo di turno. Anche i tiri presi oltre l’arco dei tre punti sono arrivati dopo un lento ed inesorabile lavoro ai fianchi, cercando l’extra-pass e mettendo il compagno nelle condizioni di tirare con più spazio (29 assist!); quando la palla circola che è un piacere, la linea dei tre punti è solo una convenzione, non un pigro rifugio per cercare il punto in più. Eugenio Dalmasson ha gestito perfettamente uomini con tre falli, Fernandez su tutti, responsabilizzando altri come Doyle e Cavaliero, così come ha cavalcato con una sensibilità da fine psicologo il momento ispirato del singolo. Non solo, questa volta ha interrotto il match con chirurgica precisione, spegnendo focolai milanesi sul nascere, mortificando possibili rimonte Armani. Questo trionfo tattico ha un condottiero, coach Eugenio Dalmasson, ma è anche figlio del prezioso apporto dei generali che lo affiancano, coach Franco Ciani e coach Marco Legovich. Il “10” in pagella è esteso anche a loro.

Quando hai teste pensanti nel gruppo

Ho la sensazione che il roster Allianz 2020/21 abbia il più elevato Q.I. cestistico degli ultimi anni. Quando cervello e fisico si allineano a dovere, l’espressione cestistica offerta è di alto livello. Marcos Delia al posto di Ike Udanoh è forse l’esplicita dimostrazione: il docente di Saladillo ha portato un prontuario del gioco in area pitturata, rinverdendo un ruolo in estinzione ma di fondamentale importanza. Il gioco della squadra con lui ha aggiunto equilibrio, aumentato le scelte offensive in virtù della grande visione di gioco dell’argentino. Udanoh era un solista, poco attento ai movimenti dei compagni e gravitante nella “terra di nessuno” già intasata dai vari Grazulis, Da Ros, Upson. Non parliamo poi della regia compassata ma strepitosa di Juan Fernandez e del suo mentore Cavaliero, il playmaker aggiunto Matteo Da Ros (finalmente libero mentalmente), la scaltrezza tattica “silenziosa” di Grazulis e Alviti. Lo stesso Milton Doyle, pur con qualche “licenza poetica”, sta capendo come adattare il proprio gioco al bene della squadra, dimostrando intelligenza e sensibilità. Guardate per esempio l’attacco alla “zona” milanese: non è solo una questione di schemi, ma di intelligenza dei singoli per posizione e visione di gioco. Quanto sarebbe stato bene Zoran Dragic in questo contesto…

Tommy Laquintana, niente stress

Se c’è un gruppo che può rianimare un giocatore depresso, è questo dell’Allianz. Tommy Laquintana è ragazzo intelligente, sa perfettamente che la sua pallacanestro sta conoscendo una fase complessa, forse figlia di aspettative molto alte. 26 anni è un’età delicata, non si è più giovani e soprattutto si pongono le basi per diventare (o meno) giocatori determinanti nelle squadre di appartenenza. E’ chiaro che da una spirale negativa si esce prima di tutto contando sulle proprie forze, supportati dalla propria personalità, peraltro mai mancata al giocatore di Monopoli. Il gruppo potrà fare il resto, con le piccole ma decisive sfumature da condividere sul parquet e fuori, una mano tesa a rialzare un compagno in difficoltà. Nessun stress da rapida reazione, sangue freddo e applicazione per il bene del gruppo, tutto il resto verrà di conseguenza; il passato sarà una lezione di vita quale bagaglio per il futuro.

Raffaele Baldini

Pubblicato il febbraio 1, 2021, in BASKET NAZIONALE E INTERNAZ., BASKET TRIESTINO, HighFive, News con tag , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. Lascia un commento.

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