Le chiavi contro Cantù: auto-esigenza, limitare Gaines e attenti al nuovo corso

Fonte: Il Piccolo a cura di Raffaele Baldini

Primo spartiacque decisivo nella corsa alla post-season. All’Allianz Dome una Acqua San Bernardo Cantù rigenerata dalla cura Bucchi, ma soprattutto più serena dopo l’ultima vittoria casalinga contro Treviso (due vittorie su tre partite con il cambio di allenatore ndr.).

Auto-esigenza

Parafrasando Ettore Messina, l’Allianz Trieste deve strutturare la propria auto-esigenza, quella cioè di elevare naturalmente il proprio approccio alle partite che contano, che possono valere una post-season. Più la squadra di coach Dalmasson entrerà in questa modalità, più naturalmente eviterà calo di concentrazione come spesso è capitato nei primi quarti. Non pagar dazio sin dalla palla a due vuol dire rendersi più facile il percorso, vuol dire non arrivare con affanno ai momenti che contano, dopo aver fatto magari rimonte importanti. Cantù è la prima delle tante partite in cui Trieste deve costruire la propria personalità.

Frank Gaines, arma totale

E’ sempre imbarazzante ricondurre la lettura di una sfida in uno sport di squadra focalizzando l’attenzione su un solo attore protagonista. Il problema è che Frank Gaines ha dimostrato di saper vincere le partite praticamente da solo, essendo un marcatore di razza, con una parte alta del corpo adattissima a reggere i contatti, un dinamismo rimarchevole e una pennellata mancina d’autore. Non solo, in una squadra fatta da tanti validi complementi, l’americano con la palla costantemente in mano è un moto perpetuo in grado di generare spazi utili ai compagni; Kennedy, Procida, Leunen sono ricettori perfetti per scarichi puntuali. Un po’ quello che viene fatto dal compagno di reparto Jaaziel Dante Johnson, con un tasso di efficacia offensiva leggermente ridotto.

Piero Bucchi e l’identità

Piero Bucchi è allenatore navigato, uno che nelle ultime settimane a Roma ha dovuto spartirsi in cinquanta per unire i cocci di una creatura che si stava sgretolando sotto le mani del patron Claudio Toti. Ogni battaglia però è una lezione di vita, l’aver lavorato in condizioni ambientali improbe (traendo anche qualche successo degno di nota) ha inevitabilmente “specializzato” il coach bolognese a gestire situazioni complesse. Cantù era in piena zona retrocessione, Cantù sta imparando a metabolizzare la condizione, Cantù non si demoralizza di fronte a parziali negativi, Cantù sa avere l’istinto killer quando vede una preda in difficoltà. Occhio quindi alla superficialità, perché Pecchia e soci non perdonano.

Pubblicato il marzo 7, 2021, in BASKET NAZIONALE E INTERNAZ., BASKET TRIESTINO, HighFive, News con tag , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. Lascia un commento.

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