Una ricostruzione necessaria, ma Mario Ghiacci è troppo solo

Ricostruzione, alla fine di un ciclo. Quanto di più complesso da metabolizzare, soprattutto quando si deve avere a che fare con economie (presumibilmente) ridotte. Proprio per questo motivo la “squadra” dirigenziale avrà mani piene, ed organico ridotto all’osso. Qualcuno ha male interpretato la mia critica verso la qualità verso in reggenti del sodalizio cestistico locale, esaltando il settimo posto stagionale e la gestione in emergenza sanitaria. A qualcuno sfugge qualcosina: il budget era comunque discreto, ben calibrato con la lungimirante accortezza di non prevedere introiti da botteghino. La “macchina biancorossa” era un mezzo pilotato, gestito e riempito a completa discrezione di Eugenio Dalmasson. Ora il coach-manager veneto non c’è più, quindi un vuoto operativa grande come un Canyon deve essere coperto. In ultima battuta si necessita uno sforzo ulteriore in proiezione, cioè uno sdoppiamento fra gestione tecnica e “promozionale” per cautelarsi in vista del domani. Mario Ghiacci è come una assicurazione sulla vita, un magistrale GESTORE e fine politico, ma un uomo poco avvezzo alle ricostruzioni, a varare nuovi cicli, perché un democristiano non potrà mai diventare un avanguardista. La velocità “da crociera” dell’esperto Presidente rischia di essere un ritmo da cicloturista nella tappa di montagna del Tour de France. Può star bene dare un senso di continuità con l’investitura a primo allenatore di Franco Ciani, con Marco Legovich vice, il resto è materia prima da ricercare nei meandri del mercato, nelle collaborazioni con club di livello, nei campionati nascosti del pianeta, aprendo a diverse scuderie, non sempre la stessa. Tutto quello che non può fare Mario Ghiacci, bensì un General Manager o Direttore Sportivo, certamente di concerto con Franco Ciani, ma autonomo nel poter gestire le 16 ore giornaliere di lavoro per guadagnarsi lo stipendio. La Pallacanestro Trieste deve rendersi conto che siamo sempre in serie A, che un anno può andar bene per congiuntura di astri ma l’anno dopo può essere una sonora batosta. Bisogna togliere variabili pericolose e soprattutto dare una nuova IDENTITA’ alla società. L’allenatore-manager è una distorta lettura contemporanea per ottimizzare le risorse economiche ma che ha oggettivamente anche portato a due anni sbagliando la scelta degli americani; tornando quindi al ruolo canonico del coach, è necessario affiancare una figura competente sul fronte mercato. In questo modo il Presidente Mario Ghiacci potrebbe dedicarsi alla “politica sportiva”, quella che incrocia le strade di possibili investitori, quella che ha portato al brillante abbinamento con Allianz. In generale bisogna muoversi subito con piglio deciso; non è un caso che soprattutto Treviso e Trento (visto che Brescia e Bologna sponda Fortitudo le considero società ancora da “eiaculazioni precoci”) stiamo muovendo i primi passi proprio su quei giocatori italiani che alla fine potrebbero fare la differenza. E se il sottoscritto può non convincere, riporto le parole del Presidente della splendida Brindisi Nando Marino: “La ricetta vincente è la sintonia tra chi gestisce la società, l’allenatore, il general manager e il direttore sportivo”.

Amen.

Raffaele Baldini

Pubblicato il Maggio 24, 2021, in BASKET NAZIONALE E INTERNAZ., BASKET TRIESTINO, HighFive, News con tag , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. Lascia un commento.

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