Analisi: calma e sangue freddo, l’equivoco Banks, ritmi e il “sacro” lavoro in palestra

Calma…calma…Calma…calma…

Quanto è difficile razionalizzare concetti dopo una sconfitta come quella di Tortona? Quanto si può rendere asettico il ragionamento sulla squadra con una doppia “lezione” ricevuta? Quasi impossibile, ma è un dovere farlo. Perché siamo ai primi di Settembre e il campionato non è iniziato, perché quello che luccica in pre-season può risultare bigiotteria cinese quando conta, perché esiste un programma di lavoro che non conosce forzature indotte. La preoccupazione, legittima, non può essere confusa come una zavorra figlia dell’emotività del momento ma deve essere veicolata alla ricerca dei problemi da limare sulla stregua di quanto visto in Supercoppa. Il concetto non è cavalcare il luogo comune “non eravamo fenomeni allora, non siamo brocchi adesso”, bensì capire che nello sport ogni giorno di lavoro in palestra è una piallata dell’artigiano alla scultura e che un “non finito” può diventare un capolavoro (di michelangiolesca memoria) se tutti ne sono consapevoli.

L’equivoco Banks

Se prendi Adrian Banks devi sapere che lui sarà il tuo terminale, che dovrai metterlo nelle condizioni di poter far male, che non puoi permetterti di lasciarlo in un angolo, triste, con asciugamano sulla testa. Fino ad ora l’americano ha “raccattato” quello che la partita concedeva, quindi tiri forzati, gite in lunetta con giocate d’esperienza, pochissime conclusioni “pulite”. Banks non ha l’età per far chilometri ed uscire dai blocchi, non può sprecare fiato e gambe per cercarsi conclusioni agendo da regista; serve quindi che il moto perpetuo degli esterni (penetrazioni!) e la visione di gioco dei lunghi siano educati al coinvolgimento della propria punta di diamante. Per ora la regia di Sanders è stata “egocentrica” e meno “costruttiva”, nel senso che oggi è un penetratore che punta al ferro e stop, quella di Fernandez troppo leggibile (al momento); ma non ci si deve focalizzare sui due sopra citati, deve essere un organico movimento di palla e uomini che portano a scarichi competenti per Adrian Banks.

Reparto lunghi, fra un mese sarà un fattore

Piace invece il reparto lunghi, seppure con un Delia ad un quinto del servizio e Lever ancora sui banchi di scuola per conoscere la serie A. E’ un reparto completo, in cui Konate è si la punta di diamante ma non è per forza l’uomo insostituibile. Ci sono armi in faretra per coach Ciani, nel senso che si possono creare quintetti “leggeri” con Grazulis-Lever, quelli più pesanti con Delia-Konate (più difficile) o un mix di questi togliendo punti di riferimento alle avversarie. E se la brillantezza fisica dei giocatori “pesanti” arriva più tardi, allora c’è da star sereni.

Il gioco volutamente ragionato

Al sottoscritto convince poco l’esasperante gioco a metà campo, addormentando il ritmo. Normalmente questo tipo di impostazione è bagaglio delle strutturate squadre di Eurolega, in cui il talento e la fisicità sono talmente debordanti, che puoi imporli aspettando tutti e cinque gli effettivi. L’argento vivo invece delle outsider del nostro campionato, una su tutte le Happy Casa Brindisi degli ultimi anni, è stato un mix di transizioni rapide, due-tre passaggi per coprire il campo e liberare un tiratore o l’atleta di turno (Willis, Gaspardo o Perkins) per affondate spettacolari, con gioco a metà campo sfruttando il talento di Harrison e soci. L’Allianz sicuramente ha una cavalleria pesante (Fernandez, Delia, Mian, ecc.) ma è anche vero che il pallone può viaggiare più veloce del giocatore in corsa. Guardare avanti dal rimbalzo sarebbe un buon inizio, occupare le corsie adeguatamente (non come gli ultimi anni) il viatico, l’idea di cercare e trovare un tiro ad alta percentuale un buon motivo per non cercarsi problemi (e se il ricettore è Banks, ancora meglio).

Il lavoro in palestra

Non cercate sostituti a Corey Sanders, non fate processi sommari a uno o all’altro giocatore, credete piuttosto che il valore aggiunto per l’Allianz Trieste saranno le prossime due settimane in palestra, quel magico posto in cui, come espresso sopra, si forgia e si modella la creta per creare il più bel manufatto possibile. Lo sport di squadra non è un prodotto “usa e getta”, bensì è una creatura in continuo mutamento, che necessita di fisiologici tempi per metabolizzare concetti, che può cambiare un giocatore con una parola giusta o un’indicazione tecnico/tattica precisa. Solo poi si potranno trarre le conclusioni, anche perché le sentenze di inizio Settembre valgono come le previsioni del tempo stagionali.

Raffaele Baldini

Pubblicato il settembre 13, 2021, in BASKET NAZIONALE E INTERNAZ., BASKET TRIESTINO, HighFive, News con tag , , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. Lascia un commento.

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