Analisi (impietosa): le scelte tattiche incomprensibili, diteci la verità su Konate e il pubblico mancante

L’incomprensibile scelta

Sicuramente lo staff tecnico ne saprà più di chi scrive e di gran parte degli appassionati, ma allora dovrebbe sforzarsi di esporre una tesi apparsa perlopiù incomprensibile: Fabio Mian su Alessandro Gentile. Dunque, il figlio di Nando lancia “sassate” da tre punti, diventa immarcabile abbinando potenza fisica ad un rilascio molto alto (con leve lunghe) vicino a canestro. Mettergli appresso un giocatore più piccolo di statura ha prodotto la “banchettata” di Ale al Dome, mai sazia nemmeno quando si è trovato di fronte Campogrande. Davo per scontato che il preposto fosse Andrejs Grazulis, fisico quanto basta, capace di essere “sporco” e soprattutto con i centimetri per disturbare le conclusioni di Gentile. Questa visione però non è parsa credibile nemmeno dopo l’incedere dei minuti e quanto lo scout del giocatore varesino stava diventando un gioco con il pallottoliere. Misteri della tattica…

Lettura tattica… “dislessica”

La storia della partita ha aumentato l’autostima del sottoscritto individuando le “chiavi” possibili, ahimè stemperata di brutto dal fatto che Varese, nelle condizioni con cui è scesa all’Allianz Dome, era la compagine più “scoutizzabile” d’Europa. Detto che su Gentile si è capito poco, anche l’attacco alla “zona”, scritto a lettere cubitali nel piano partita di coach Vertemati, è stato un rebus irrisolto: palla che gira lenta come una moviola, “tagli” e “zone d’ombra” individuati da pochi (Fernandez e Delia, con qualche licenza di Grazulis), un meccanismo che sembrava affrontare il problema seduta stante. Siccome siamo certi, anche dalle parole in sala stampa di coach Ciani, che si è lavorato a fondo sulla questione, qua c’è un enorme concorso di colpa con i protagonisti sul parquet.

Approccio morbido, siamo in serie A!

Una delle grandi differenze fra A2 e A1 sta proprio nel ridottissimo margine di recupero se approcci male ad una sfida. Con Napoli si è approfittato di un triplice regalo partenopeo, contro Varese si è pagato il conto. In serie A ci sono giocatori capaci tecnicamente, cinici e strutturati, pronti ad affondare il coltello nella piaga. Simbolo della debacle triestina Adrian Banks; a 36 anni l’approccio molle (tiri comodi non presi e poca aggressività generale) significa togliersi inesorabilmente dal ritmo partita, perdere il controllo del timone anche se sei un giocatore di livello superiore. Soprattutto non può essere il leader conclamato a mandare messaggi di cotanta debolezza al gruppo, sarebbe come spegnere la luce del faro quando la nave cerca di attraccare in porto con il mare in tempesta.

Sagaba Konate, cosa succede?

Sarò schietto, crudo. Sagaba Konate, da quella pausa medica obbligata, non è più stato lo stesso. Ha mascherato le sue prestazioni con numeri importanti, ma la realtà è che salta un terzo di quello che faceva prima, mette un terzo dell’energia sul parquet, non è felice sui 28 metri (o almeno incazzato, se non quando va in panchina). Non è un caso che il minutaggio sia molto centellinato, e non sempre per colpa della terna arbitrale, c’è qualcosa che turba il giocatore e si fa fatica a capire cosa. Attenzione, non deve essere sempre una caccia alle streghe, alle volte può essere un semplice fisiologico calo di forma, ma stride la versione incolore rispetto al muticolor con effetti speciali di qualche settimana fa.

Dare per scontato quello che non è: il pubblico

Premessa: domenica sera, siamo la città con più contagi, siamo nel vortice del ciclone mediatico per il CoVid, abbiamo cose più importanti a cui pensare. Resta il fatto che di fronte ad un possibile secondo posto nella massima serie, per chi segue il basket da quarant’anni circa, la Trieste cestistica avrebbe “bruciato” il 60% della capienza in un paio di giornate. Lamentarsi di una disaffezione che non ha ragion d’esistere sarebbe come guardare il dito e non la luna. Piuttosto c’è da chiedersi quanto la società abbia fatto per recuperare i propri affezionati tifosi dopo un’immersione nel bromuro dovuta alla pandemia. Non “calcolare” i paganti in questa stagione sul bilancio societario non vuol dire dare per scontato che ci siano. Le comunicazioni in tal senso si sono ridotte e raffreddate, il coinvolgimento è solo ed unicamente quello dei risultati del campo, perché questo immobilismo? Ricordo, ed uso le parole di Mario Ghiacci, che dal prossimo anno “il botteghino” tornerà ad essere parte preponderante dell’ossigeno finanziario a supporto della prima squadra di basket, se questo è l’ “investimento”…

Raffaele Baldini

Pubblicato il novembre 15, 2021, in BASKET NAZIONALE E INTERNAZ., BASKET TRIESTINO, HighFive, News con tag , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. Lascia un commento.

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