Analisi post Bologna: tre indizi, quelle complessità che invece era ben intuibili e valutazioni sui singoli da fare

Tre indizi fanno una prova

Pesaro, Varese e infine… Fortitudo Bologna. In maniera diversa la Pallacanestro Trieste è stata il “reparto rianimazione” delle squadre in difficoltà, rimettendole in corsa per una nuova vita. Non ci sono per forza elementi che si ripetono, se non un macro-aspetto, quello dell’approccio partita sbagliato. Presunzione? Non per forza. Collusione? Sicuro. Le partite possono nascere male, le variabili in gioco in una partita di pallacanestro sfuggono ad ogni controllo; difficile riprendere il filo del discorso in corsa, forse neanche per il miglior allenatore del mondo. C’è però quello che “non si deve fare”, o perlomeno il messaggio da evitare, e cioè quelle palle vaganti guardate con amorevole passività, quei rientri pigri difensivi, quell’encefalogramma piatto in panchina senza almeno corrucciare il visino per il disappunto. I giocatori dell’Allianz al PalaDozza hanno messo un campionario di reazioni da stigmatizzare, tante proteste e gesti che potevano essere veicolati nella giusta maniera.

“Non abbiamo colto le complessità del match”

Coach Franco Ciani ha un’indubbia proprietà di linguaggio e una comprensione del gioco molto elevata. Ci sono situazioni però in cui la dialettica non riesce ad “accontentare” la platea. “Non abbiamo colto le complessità del match” è una frase che non convince, soprattutto presuppone che ci possano essere difficoltà non preventivate. Secondo me la Fortitudo Bologna era una squadra in una “spiaggia di nudisti”, anche dopo la conferma che Groselle e Benzing sarebbero stati della partita. Aveva 4 punti in classifica, quindi ha giocato alla morte per agganciarsi all’ultimo treno, ha sfruttato caratteristiche tecnico/tattiche ben inquadrabili come Groselle in post basso e gli altri a colpire dall’arco, ha creato le condizioni per quel clima da bagarre che tanto piace ai tifosi fortitudini. Quindi? Quale complessità celata non era facilmente decifrabile?

L’asse play-pivot

L’asse play-pivot, se non ci fosse qualche buona giocata raccattata da Marcos Delia, sarebbe la più evidente “falla” nella barca biancorossa. Regia con un “boccheggiante” Fernandez, mai in questa stagione veramente a fuoco; lento, prevedibile e scentrato al tiro per un evidente condizione fisica che non arriva. Un equivoco grande come una casa per un giocatore dichiaratamente leader (e quindi dal minutaggio corposo) ma che avrebbe bisogno di una spalla solida (sarà Davis?). Posto che il sopra citato Delia è per tipologia un complemento, il lungo che doveva sparigliare le carte doveva essere Sagaba Konate. Oggi come oggi è un uomo involuto, senza l’energia di inizio campionato (i lunghi bolognesi hanno banchettato a rimbalzo, Borra compreso!), con un Q.I. cestistico pari a zero. Si è visto addirittura un simil “bagher” pallavolistico su uno scarico sotto canestro, segno questo di desuetudine ad attaccare il ferro con convinzione. Oltre a questo, una serie interminabile di lamenti, di atteggiamenti indolenti che minano la concentrazione del gruppo.

Fabio Mian

Dispiace puntare il dito su un uomo orfano del compagno di reparto, chiamato ad essere uno stoccatore proveniente dalla panchina e che invece deve essere l’ala piccola titolare con tante responsabilità. Purtroppo è anche un pretoriano su cui ha garantito coach Ciani, aspetto da “maneggiare con cura” soprattutto quando le cose non vanno come dovrebbero. In questo caso però la miglior cura è fare quadrato attorno al giocatore (anche perché non ce ne sono altre se non passare al 6+6), incoraggiarlo perché la natura di un friulano/isontino non sarà mai arrendevole.

Classifica e dietrologie

Un amico collega di grande saggezza sintetizza (mandando un’immagine) un concetto che rifugge da ogni interpretazione o punto di vista personale: la classifica di serie A. L’Allianz è al quinto posto, ha un saldo vittorie/sconfitte positivo, sta meglio sicuramente di nobili dai budget importanti come Venezia, Sassari, Brescia, Brindisi. Le battute di arresto, anche clamorose, fanno parte della storia di questa stagione, in maniera trasversale, toccando tutte le contendenti (Milano a parte). Questo per dire che al di là del giudizio circostanziato relativo alla brutta figura di Bologna, resta uno più ampio e razionale che non deve prescindere dall’emotività del momento. Un’ultima cosa, proprio per il rispetto che ho verso una piazza educata al ragionamento e al sano dibattito cestistico: finiamola con i parallelismi Ciani-Dalmasson. E’ una cosa stucchevole, improponibile anche per il più basso livello da “bar dello sport”. Ogni allenatore è un soggetto con filosofia, carattere, metodologie diversi, ogni allenatore è un elemento da inquadrare in un contesto più complesso fatto di giocatori, tempi, modalità, avversarie diversi. Che senso ha ancora battagliare a colpi di superficialità fra “fazioni” opposte?

Raffaele Baldini

Pubblicato il dicembre 14, 2021, in BASKET NAZIONALE E INTERNAZ., BASKET TRIESTINO, HighFive, News con tag , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. Lascia un commento.

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