Analisi post “miracolo”: come cambiano le cose, la sconfitta in una vittoria e gli aspetti positivi di Davis e Konate

Cosa cambia in una settimana?

Come può l’Allianz Trieste presentare con Milano la versione diametralmente opposta a quella di Bologna di neanche una settimana prima? L’imponderabile, ma in linea con la storia di questo campionato. Tante, tantissime squadre che procedono con rendimento ondivago, nessuna certezza durante l’arco dei mesi, un rompicapo che, se da un lato fa impazzire i “razionali” del gioco, dall’altro mantiene straordinariamente incerto l’esito di ogni sfida. L’importante non è cadere, ma come ci si rialza, e la compagine allenata da coach Ciani lo ha fatto con una prestazione di clamorosa concretezza. Sapersi rialzare vuol dire dar senso a quell’incrocio di sguardi nello spogliatoio quando si prende uno “schiaffone”, sapersi rialzare vuol dire avere coscienza ed etica lavorativa, sapersi rialzare vuol dire credere nelle direttive dello staff tecnico. Non è poco, riassestarsi dopo una brutta sconfitta è complesso, soprattutto quando devi lavorare in settimana per trovarti di fronte “l’imbattibile” Milano.

Le defezioni di Milano, ma non esageriamo…

L’appassionato di basket triestino non è uno stolto ed è competente, sa benissimo che i vari Delaney, Shields, Mitoglou, Hines, Rodriguez e il Datome seduto in panchina non si regalano. Però vorrei che questo aspetto non sbiadisca un successo che è ben oltre la logica “sulla carta”: il signor Kaleb Tarczewski guadagna come TUTTO il roster dell’Allianz Trieste, il signor Troy Daniels ha 2232 punti in NBA alle spalle (giocando ndr.), Nicolò Melli è stato il colpo estivo europeo. Per cui, vediamo di non esagerare nel sottolineare quello che mancava, perché quello che era esposto all’Allianz Dome comunque è cristalleria da mettere nella camera più nobile della casa.

C’è anche una sconfitta in una incredibile vittoria

Premesso che ha torto… chi non c’era. Oggettivamente non ci sono elementi credibili per considerare l’Allianz Dome un posto poco sicuro in termini di sicurezza (vedi CoVid), anzi, per come è gestito l’impianto rispetto al resto d’Italia, è un esempio di rettitudine. Resta il fatto che la società DEVE considerare i 2200 spettatori contro Milano, una propria sconfitta PESANTE, quasi come il -36 di Bologna. Dare per scontato in ambito sportivo è una leggerezza su cui non si può scommettere; che il triestino medio sia visceralmente animato da passione cestistica è conclamato, che sia scontata la presenza sugli spalti no. La società è rimasta allo step 1, quello cioè di non considerare gli introiti da botteghino nel budget stagionale; in questo modo l’ “esigenza” diventa “opportunità”, l’ “emergenza” diventa “surplus”. Peccato che dalla prossima stagione tutto si ribalterà per forza di cose, e aver disperso prezioso “materiale umano” per strada sarà un conto salato da pagare. Il coinvolgimento è stato praticamente nullo fino a questo momento, non si è arrivati nelle case dei triestini se non con le dirette di “Discovery Plus”, una risorsa come una squadra di serie A terza/quarta in classifica non è stata “venduta” a dovere. Questa, ribadisco, è una parziale sconfitta…che lascerà strascichi nel futuro.

Corey Davis jr. al microscopio

Come scritto nelle pagelle, sembra che Corey Davis nella partita con Milano abbia mandato interessantissimi “messaggi subliminali” a staff tecnico e tifosi, tutti confortanti. Innanzitutto è un “cagnaccio” difensivo, quelli che gradiscono mettere chili e mani addosso al portatore di palla, cosa non trascurabile per i tanti registi avversari che hanno potuto banchettare su quello che restava dell’opposizione diretta. E’ un playmaker americano, per cui ama “pompare” il pallone, forse anche troppo, ma quando decide di andar dentro, lo fa con rapidità e proprietà tecniche. Cinque assist sono indicativi di una visione di gioco importante, i tiri presi nei momenti caldi della partita segno di grande personalità. Giocatore che ha palesato intelligenza nella prima parte del match quando, raddoppiato sui pick and roll, ha preferito servire palloni a compagni liberi. Una volta messo uno contro uno col diretto avversario, ha tagliato coma una lama nel burro la prima linea milanese. Non è un caso che dopo tante partite si son visti tiri “piedi per terra” da oltre l’arco (non sempre realizzati), viatico a migliorare la percentuale da tre punti, ancora deficitaria. Le premesse quindi per avere un “upgrade” di squadra ci sono, vedremo se saranno confermate.

Sagaba Konate, un altro giocatore che ci farà vivere di illusioni?

Vado a ritroso, penso a Doyle o Henry, due dei più recenti protagonisti della storia della Pallacanestro Trieste, usciti con l’etichetta… “pensa se…”. Sagaba Konate potrebbe aggiungersi alla lista. Nel primo tempo si è visto un campionario di situazioni cestistiche da far saltare sulla sedia: gambe veloci “scivolando” difensivamente su esterni milanesi, posizioni perfette per “sfondamenti” su penetratori avversari, fisicità e presenza in area pitturata. Coach Ciani in sala stampa parla di un carattere timido e introverso, difficile da trattare psicologicamente. La strada per entrare costantemente nel “computer di bordo” del maliano è lastricata di buone intenzioni, probabile che il recepimento sarà un viaggio sull’ottovolante con rendimenti altalenanti. Peccato, perché se solo desse continuità a quanto visto con Milano…

Raffaele Baldini

Pubblicato il dicembre 20, 2021, in BASKET NAZIONALE E INTERNAZ., BASKET TRIESTINO, HighFive, News con tag , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. Lascia un commento.

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