Analisi: coperta corta nelle scelte tattiche, la regia illuminata e dimostrare che la pallacanestro è imprescindibile

Le scelte tattiche a volte sono una coperta corta

Nelle “chiavi” del prepartita si erano sottolineati due aspetti tattici: l’uscita dai blocchi “stagger” di esterni pesaresi come Delfino, Lamb, ecc. e la pericolosità nel “pick and roll” di Tyrique Jones, soprattutto quando viene servito in movimento. Ecco, la scelta tattica difensiva dello staff tecnico Allianz è risultata una coperta corta: da un lato si è magistralmente arginato il potenziale offensivo soprattutto di Delfino e Lamb, nonché di Moretti, dall’altra però gli accoppiamenti sui cambi sistematici difensivi hanno portato a dei “mis-match” evidenti con Jones e company ad abusare dei diretti avversari (più piccoli ndr.). Alla fine, la scelta ha pagato perché l’attacco ha girato a dovere, ma senza una serata ispirata al tiro dall’arco, probabilmente la coperta corta di cui sopra avrebbe fatto prendere tanto freddo a Trieste…

Quella regia che genera ottimi tiri

Pensate che il 68,8% da tre punti sia una casualità? Potrebbe anche essere, dal mio punto di vista invece ha una matrice profondamente radicata nel gioco offensivo dell’Allianz. Il signor Corey Davis jr. ha finalmente interpretato il ruolo (regista) con letture eccellenti, accelera per creare un vantaggio, penetra quando sa di poter spezzare la prima linea difensiva, guarda i compagni prima di andare a concludere. In una parola questa interpretazione del ruolo genera dei vantaggi, giocate in sovrannumero che permettono a Banks e soci di trovarsi con un passaggio extra a tirare con i “piedi per terra”. Figuratevi poi se il moto perpetuo è abbinato a compagni di reparto pericolosi come Banks e Fernandez… poca speranza per le difese avversarie.

“Lodo”, non ti ho visto in palestra…

Son passato di notte per l’Allianz Dome e non ho visto le luci accese con Lodovico Deangeli a fare sessioni di tiro (scherzo…). La mia sarà una personale crociata con un giocatore che può essere una pedina fondamentale in una squadra, anche di serie A, ma che deve necessariamente dare credibilità al tiro. Quella mano che guarda una volta a Muggia e una a Barcola, il dosaggio della forza ad intermittenza, tutta sensibilità che può essere educata in un solo modo: ripetizioni, ripetizioni, fino all’esaurimento delle forze. Nessun problema, se Drazen Petrovic ad inizio carriera veniva soprannominato “kamenko” (pietraio in croato ndr.), se Sandro De Pol fu “manera”, ecco che Lodovico può seguire pedissequamente i predecessori ritagliandosi poi una carriera di livello.

L’importanza di venire al palazzo

L’ultimo problema è quello di incitare la squadra; i professionisti in maglia Allianz hanno dimostrato serietà e carattere al punto di conquistare la terza piazza senza per forza accendere quel detonatore emotivo che è il “Red-wall”.  La questione abbraccia un argomento ben più importante, al limite del decisivo per la futura esistenza della pallacanestro di livello in città. Nel giugno 2022 si assisterà all’ennesima rivoluzione, con l’uscita di Allianz, con i soci Bono e Farina decisi a vendere le quote di maggioranza (sempre qualora ci fosse il compratore), con ingressi ancora non definiti. Per chi verrà o per chi c’è già è decisivo far capire che la pallacanestro in città è una risorsa imprescindibile, è parte strutturale di una ricchezza locale, di un vissuto sportivo che è radicato nel tempo. Se il concetto si stempera da “fondamentale momento partecipativo domenicale” a “offerta fra le tante domenicali” allora il rischio di sparire c’è. Questione di priorità, di gerarchie, di “potere politico”… e di questo ne deve essere conscia anche la società. E non c’è nessuna statistica che dimostri il palazzetto quale luogo pericoloso in tempi di pandemia, anzi, tutt’altro.

Raffaele Baldini

Pubblicato il gennaio 24, 2022, in BASKET NAZIONALE E INTERNAZ., BASKET TRIESTINO, HighFive, News con tag , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. Lascia un commento.

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