Analisi post derby: equilibrio e aspetti da limare, Bartley e la passione infinita

Equilibrio e aspetti su cui lavorare

Due cose mi hanno insegnato i capelli bianchi che ho in testa: evitare entusiasmi o depressioni a inizio settembre e preoccuparsi solo se il prodotto sul campo è “troppo perfetto”. Tutto il resto è normale fase di preparazione al campionato. La Pallacanestro Trieste non deve farsi fuorviare da un pur corroborante largo successo nel derby, ma deve altresì analizzare bene gli aspetti da limare. Ancora prima di ragionare sul reparto lunghi, andrei a porre l’attenzione sul “diesel” biancorosso che ha raggiunto la calibratura ed intensità difensiva volute solo dopo 20 minuti di gioco; tanto, soprattutto perché dalla metà campo di fatica partono gli attacchi più fluidi, in ritmo. Vero è anche che ad un mese dall’inizio del campionato, è fisiologico avere ampi momenti di appannamento. Il secondo macro-aspetto mancante è la poca incisività del reparto lunghi; premesso che Marcius non ci sarà fra pochi giorni e che Vildera ha fatto il suo “sporco” lavoro, l’oggetto misterioso è Fayne. Per dare profondità e senso al gioco offensivo biancorosso, il lungo mancino deve essere intraprendente, “occupare” l’area pitturata con iniziative al ferro, insomma perlomeno impegnare il diretto avversario. Contro Udine è parso ai margini del sistema, poche volte con gli occhi famelici verso il ferro, una sorta di “centro boa di smistamento”. Avendo già un “gap” da pagare nel reparto “ali”, Trieste non può ridurre il suo potenziale agli esterni, anche perché poi diventa un gioco da ragazzi per le difese adattarsi.   

Frank Bartley, che potenza!

Un “running-back” sui 28 metri, un primo passo esplosivo e sempre pericoloso in ogni secondo con la palla in mano. Frank Bartley ha messo in mostra qualità importanti che possono renderlo la sorpresa di questo campionato. La chiave per la consacrazione? Tenere la media da tre punti almeno attorno al 33%, ossia insaccare un pallone su tre tentativi, in modo da non farsi “battezzare” dalle difese avversarie. Si, perché ora che non è conosciuto, è più facile sentirsi il diretto avversario appresso e batterlo nell’uno contro uno, fra qualche mese, “scoutizzato” a dovere, potrebbe avere metri di spazio per adattamenti difensivi. Rimane il fatto che Bartley è un giocatore ideale per il gioco di coach Legovich, ideale per aprire il campo, neanche troppo egoista rispetto alle premesse.

Bella personalità…

Due cose mi hanno colpito di questa sfida: la personalità di coach Legovich nel “preview-derby” e la calma della squadra nel riassestarsi dopo esser stata sotto. Marco Legovich è il primo allenatore negli ultimi anni che, in barba ai luoghi comuni paraculi e al trincerarsi dietro “l’importante non è il risultato ma fare uno step di preparazione”, ha voluto vincere un derby; si, guardare in alto il tabellone prima di gettarsi nelle analisi video. Non è secondario infondere il principio di giocare (ed allenare) con un minimo di pressione già a settembre, può essere propedeutico. L’altro aspetto rimarchevole è la serenità con cui Gaines e soci hanno costruito la rimonta; sarebbe stato più facile deragliare in una scomposta reazione nel tentativo di raddrizzare l’incontro, invece Trieste è stata paziente, ha cercato la coperta di Linus (difesa ndr.), ha equilibrato il suo gioco offensivo coinvolgendo i lunghi e aprendo il campo dall’arco. Buon segno questo, perché in campionato saranno tantissimi i momenti in cui ci sarà da nuotare in apnea, con la corrente contro.

Basterebbe un decimo della passione della Curva Nord

La Curva Nord consolida nel derby il principio più primitivo di ogni tifoso: l’appartenenza. Due pullman per una “inutile” amichevole estiva, lanciando il più sincero messaggio alla squadra e allo staff tecnico: noi ci saremo. Basterebbe un decimo di questa insana passione per creare una fila in settimana alla sottoscrizione dell’abbonamento. La discriminante è sempre quella dell’approccio al seguito di uno sport meraviglioso come la pallacanestro. C’è chi lo fa da “intellettuale” e allora sviscera tutta una serie di aspetti, mettendoli sulla bilancia e spostando l’ago a seconda degli elementi, positivi o negativi, preponderanti, e chi invece lo fa da “primitivo”, ubriacandosi di dosi massicce di istinto e cuore. Modi di bere…ehm, di vivere la vita e lo sport.

Raffaele Baldini

Pubblicato il settembre 3, 2022, in BASKET NAZIONALE E INTERNAZ., BASKET TRIESTINO, HighFive, News con tag , , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. 1 Commento.

  1. Primitivo del salento e poi malvasia

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