Ci diciamo tutta la verità?

Ci diciamo la verità?

Ci diciamo tutta la verità? Siete sicuri? Va bene… partiamo dalle carezze. La Pallacanestro Trieste ha giocato in tre partite con la prima (o seconda) forza del campionato in trasferta, con la terza (probabile) forza e con la squadra più in forma. Un giocatore eccezionale come Willis di Venezia costa più della metà del roster di Trieste (e non è una battuta). Sapevamo quindi che il nostro campionato cominciava più in là, sapevamo anche che “poco spendi e poco hai”. Fatte queste doverose premesse, dirci la verità significa scrivere nero su bianco che la squadra è scarsa, con pochissima qualità e costruita male, malissimo. Non tedierò più con la storia del Direttore Sportivo (ecco…l’ho fatto), ma inanellare Cooke, Upson, Mitchell, Fayne, Spencer è roba da perversi del Fantabasket, per cui “Tafazzi” è un dilettante. Un allenatore che imposta tutto o quasi su un’identità difensiva forte trovandosi il materiale umano lontanissimo dal poter soddisfare il suo credo tattico; parlo proprio di inclinazione cestistica, sono giocatori che non hanno caratteristiche tali da poter strutturare una difesa degna di questo nome. Qual è quindi la cruda verità? Che questo gruppo vivrà di espedienti (ergo, la vena balistica dei tre esterni americani), cercherà congiunzioni degli astri nelle partite che valgono la salvezza…aspettando la “luce” o “light” proveniente dagli States.

Quando vuoi fare un comizio ma non conosci la grammatica

No, non parlo di politica… parlo di linguaggio cestistico, un modo come un altro per far capire come ad un’idea giusta non fa seguito il risultato auspicato. Lo staff tecnico predispone contro Venezia una maggiore profondità coinvolgendo il lungo Spencer; tatticamente ineccepibile, anche per “schiacciare” la difesa altrimenti dedita al controllo del perimetro, se non fosse poi che il chiamato in causa non avesse la benchè minima idea di come si impegna l’area pitturata. Giovanni Vildera, quarto (!) lungo preso quasi per sbaglio, insegna al centro titolare di Trieste come si fa; se il quarto (!) lungo diventa docente, un problemino di fondo c’è. Corey Davis inizia il match da regista, cerca di coinvolgere i compagni ma… la predica diventa un linguaggio troppo edulcorato (cestisticamente parlando) per gli altri; altro buon intento abortito sul nascere. Costruisci la squadra scientemente convinto di dare fiducia a Luca Campogrande nel ruolo di ala? Non è il rendimento il problema (o non solo quello), quanto l’unico tiro tentato in 17 minuti di presenza sul parquet. In pratica è come se una squadra di calcio avesse un’ottima difesa e un ottimo attacco, ma senza il centrocampo.  Tre esempi di come la teoria si declina malissimo all’atto pratico.

In attesa del “piano Marshall” (cit.), ma che non sia una foglia di fico…

Voci che si rincorrono nei corridoi del Dome, si parla addirittura degli americani presenti… comunque di una chiusura di un pre-contratto acquisita e tempi che necessitano di un’accelerata. Sempre i “rumors” riportano di un possibile piano per il rinforzo squadra con un italiano (Ruzzier?) e due americani da implementare nel roster (si passa al 6+6?). E’ presto per dirlo ma soprattutto fuorviante se si pensa che lo zio Sam apra il portafogli senza un criterio progettuale serio. Puoi avere anche i milioni di euro ma se non sai scegliere i giocatori resti al palo, continuerai a vedere una sfilata di presunti giocatori di basket senza raggiungere lo scopo prefissato. L’arrivo auspicabile del fondo americano non deve rappresentare la foglia di fico per un sistema che deve essere rivoltato come un calzino, che deve avere competenze adatte e soprattutto ruoli ben definiti.

Ho capito dell’aridità sportiva di un sabato sera quando più di qualche amico mi consolava con la vittoria della Juve nel derby della Mole…

Raffaele Baldini

Pubblicato il ottobre 16, 2022, in BASKET NAZIONALE E INTERNAZ., BASKET TRIESTINO, HighFive, News con tag , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. Lascia un commento.

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