Analisi dal golfo di Napoli: la “match-up”, Williams dimenticato e quei chilometri di passione

La “match-up” decisiva, grande mossa dalla panchina

Un primo quarto disastroso a livello difensivo, totalmente alla mercè degli esterni partenopei e un indirizzo al match chiaro. Ecco che coach Legovich e lo staff tecnico prova a cambiare ordinando una difesa “match-up”, difesa che parte da “zona 3-2” per poi adattarsi secondo i movimenti degli attaccanti; la GeVi non ci capisce più niente e, come spesso capita in queste situazioni, comincia a sparare dall’arco senza criterio. Non è solo il fatto di averla eseguita bene, quanto la consapevolezza instillata nei giocatori di poter credere ad una rimonta. Come sempre la difesa mette in ritmo l’attacco, e i “tre tenori” lanciano acuti importanti (Gaines e Bartley su tutti); il sistema coinvolge tutti, Spencer compreso, fino a quel momento totalmente inadeguato. Non è scontato quello che abbiamo visto, dopo 11 anni di fatalismo tattico (nel bene e nel male, non è una critica), rivediamo un timoniere che riesce a cambiare l’inerzia della partita con una mossa rischiosa quanto efficace. C’è del talento e del coraggio in tutto ciò.

Ce la diciamo ancora una volta la verità?

Facciamo sfoggio di onestà, a maggior ragione il giorno dopo ad un corroborante successo. A Bologna agli astri è mancato un metro per la congiunzione, a Napoli è arrivata. Mossa tattica indovinata, gli esterni Davis-Gaines-Bartley che fanno “pentole e coperchi”, Deangeli in versione Cerella e Spencer che si risveglia dal torpore (senza neanche saperlo) nell’overtime. Siamo e rimaniamo scarsi, qualitativamente parlando, la Pallacanestro Trieste necessita di almeno due rinforzi per garantirsi la permanenza in categoria; se non lo dicessimo, faremmo un torto intellettuale a noi stessi. Certo che i punti fatti “ante-americani” valgono doppio proprio per questo motivo, così come creare una mentalità da battaglia è viatico necessario a prescindere dagli attori in causa; contro Sassari però ci vuole qualcosa in più che non credere all’astronomia (o anche astrologia?).

Cosa combina coach Buscaglia?

C’è da stupirsi nel registrare come la coppia di competenze partenopee composta da Buscaglia e Pancotto (!) si sia sciolta nel match contro Trieste. Ci sta essere presi in contropiede da una “zona” fastidiosa e magari non attesa, però dimenticare l’enorme vantaggio a disposizione è delittuoso. Quel vantaggio aveva un nome ed un cognome: Jacorey Williams. Il centro mancino ha messo in subbuglio non solo il reparto, anche tutta la provincia di Trieste. Troppo dinamico e verticale, da solo stava vincendo la partita a suon di pennellate mancine. Da un certo punto in poi, oltre ad una incomprensibile panchina, ecco che sparisce dal radar offensivo napoletano, lasciando libero sfogo ad istintivi esecutori dall’arco; Johnson ha provato a tamponare la falla, Stewart no.

Chilometri di passione

Provate a immedesimarvi: dover fare centinaia e centinaia di chilometri, mettere alla prova un fegato che già chiede asilo politico, per andare a vedere una quasi certa sconfitta della propria squadra del cuore. A voglia a parlare di babà, Vesuvio e del golfo di Napoli, qua è puro sadismo. Invece c’è un messaggio recondito di clamoroso impatto: noi non vi abbandoniamo, siamo il vento che soffia alle vostre spalle, la mano tesa quando cadete. Insisto nel dire che quando un giocatore alza lo sguardo e vede quei colori, bianco e rosso, sente profumo di casa, non può non pensare a tutto quel sacrificio elargito per lui. Se solo un decimo di questo spirito entrasse nelle case degli appassionati triestini di basket, domenica all’Allianz Dome ci troveremmo di fronte 5000 spettatori.

Raffaele Baldini

Pubblicato il ottobre 31, 2022, in BASKET NAZIONALE E INTERNAZ., BASKET TRIESTINO, HighFive, News con tag , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. 1 Commento.

  1. Ora vento in poppa e al ponte della immacolata svoltiamo a sinistra classifica televideo!
    Forza Trieste tutti al palazzo!!!

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