Le chiavi contro Venezia: intensità vs fisicità, l’asse play-pivot e la difesa di Stone

Fonte: Il Piccolo a cura di Raffaele Baldini

Chi l’avrebbe detto che Allianz Trieste-Reyer Venezia avrebbe rappresentato una sfida per il quinto posto? Nessuno, almeno sul fronte giuliano. E’ il risultato di un campionato particolare, in cui il gruppo allenato da coach Dalmasson ha tratto slancio dal post emergenza sanitaria, mentre per gli uomini di coach De Raffaele il CoVid è stato solo uno degli intoppi fisico/atletici nel percorso stagionale.

Intensità vs fisicità

Trieste arriva nello stato di forma ideale per sprigionare intensità diffusa sui 10 effettivi. Sta bene mentalmente, sta bene fisicamente e Grazulis ha una settimana di lavoro in più sulle gambe. Soprattutto difensivamente l’intensità può colmare un gap fisico squilibrato a favore dei lagunari; con il probabile recupero di Vidmar, con Watt, Fotu e Mazzola, la potenza esplosiva di Tonut e quella muscolare di Chappell, la Reyer è un carro armato. L’Allianz deve “grippare” il compassato meccanismo offensivo veneto, deve “sporcare” linee di passaggio, deve avere una difesa ad elastico sincronizzata per “flottare” fra esterni e lunghi.

L’assenza di Michael Bramos

Michael Bramos non è solo un giocatore superlativo, non è solo un “finisseur” (capacità di vincere le partite nel finale ndr.) unico, è leader assoluto tecnico e mentale della Reyer. La sua assenza non è da trascurare nella sfida di questa sera, un faro spento costringe sempre la barca a dover navigare a vista; i compagni di squadra potrebbero pagare l’ “ingombrante assenza” del punto di riferimento.

Occhio all’asse play-pivot

Il basket accademico torna in auge nella rappresentazione orogranata: Andrea De Nicolao, playmaker vero con il “Sacro Graal”, cioè con la capacità di non fermare mai il palleggio. Dinamico e intelligente nelle letture, tiratore con alterna affidabilità dall’arco. La debole prima linea triestina difensiva potrebbe pagare dazio se la Reyer giocherà spesso in sovrannumero; se poi il ricettore in area pitturata è Michael Watt, allora non ci sono possibilità di scampo. Il lungo è tutto quello che un avversario non vuole fronteggiare: alto, atleta, mancino e con un arsenale offensivo anche oltre i 2/3 metri dal ferro.

La difesa di Stone

Perché De Raffaele si tiene stretto un americano da neanche 5 punti a partita? Perché Julyan Stone con i quasi 2 metri ha competenza e aggressività per far sparire dal parquet in egual maniera Fernandez come Henry. Mai come questa sera Trieste deve trovare linfa vitale da tutti gli effettivi, solo così il mastino può tenere a bada un giocatore…su dieci!

Pubblicato il marzo 21, 2021, in BASKET NAZIONALE E INTERNAZ., BASKET TRIESTINO, HighFive, News con tag , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. Lascia un commento.

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