Analisi del giorno dopo: la tattica che non ti aspetti di De Raffaele, Tonut “irriconoscente” e le versioni Dalmasson-Henry

E poi c’è la Reyer Venezia, con la sua “anomalia” tattica

Che capisca poco di pallacanestro è acclarato, ma sinceramente una versione così camaleontica veneziana non me l’aspettavo. Coach De Raffaele lascia a casa il miglior difensore della squadra (Julyan Stone ndr.), utilissimo per togliere dal campo Fernandez o Henry, porta un esterno tiratore in più come Campogrande e trasforma un più che logico monotematico attacco all’area pitturata, in un abuso ispirato del gioco perimetrale. Eh si, per una sera Watt, Mazzola e Fotu sono stati complementi agli stoccatori, hanno aperto loro tiri con metri di spazio, per una letale macchina da guerra. Questa è anche la Reyer Venezia, una squadra costruita per vincere, anche usando armi non convenzionali. Il 63% dall’arco sicuramente è buona dose di congiunzione degli astri, non sempre programmabile sulla carta prima della palla a due, però Tonut, Clark, Campogrande, Daye non possono certo dirsi dei fortunati prescelti, bensì degli ottimi (e ben pagati) giocatori in grado di proporre serate balistiche simili.

Stefano Tonut “senza riconoscenza”

Ovviamente è una battuta. Stefano Tonut, lanciato un po’ per sbaglio un po’ per necessità a Trieste, è diventato un giocatore devastante. Nella sera in cui le penetrazioni sono deragliate spesso oltre la linea di fondo, ecco la capacità di un fuoriclasse di reinventarsi per la causa: 6/8 da tre e buonanotte Trieste. Rifuggo dai contestatori per le esultanze di Stefano; ho visto professionisti dare il 10% di quello che da Tonut sul parquet battersi il petto sotto la curva, arruffianandosi la platea con l’inganno. Il ragazzo è semplicemente un serio professionista che si immerge al 100% nella realtà per cui gioca, sia essa Trieste o Venezia, lo fa con l’abnegazione di chi ha fatto la gavetta, di chi ha ingoiato polvere prima di veder le stelle. Mi auguro che la maggior parte degli appassionati di pallacanestro triestini guardino con ammirazione e affetto l’evoluzione di un proprio “figlio”, cresciuto grazie anche alla Pallacanestro Trieste e che merita palcoscenici che la città giuliana oggi non può dare.

Dalmasson-Henry, filosofie diverse

Visione dalmassoniana: “il giocatore è rientrato in campo, dopo 10 minuti filati nel primo quarto, con atteggiamento non propositivo, ha perso una palla per mancata concentrazione, ha dimenticato Campogrande dall’arco. In panchina ha potuto vedere un quintetto che si sbatteva, soprattutto in difesa, per recuperare, compreso il suo pari ruolo, Davide Alviti, in una serata negativa al tiro. O lo faccio pensare in panchina a queste cose, o sarò io a dovermi piegare alle sue volontà.”

Visione henriana: “ho dimostrato di essere un giocatore importante, posso avanzare qualche credito difensivo per aiutare la squadra offensivamente. Per un giocatore nato a Chicago, guardare la squadra dalla panchina per 8 minuti di fila vuol dire staccare la spina emotiva; tornare in campo diventa un percorso complesso di riallineamento mentale e fisico, recuperare quell’intensità spenta sul pino. Se mi volete come complemento, non mi avrete mai.”

Fate vobis.

La coperta di Linus del tiro da tre punti

La puoi girare in modi diversi, ma la coperta è sempre quella: il tiro da tre punti rimane una parte fondamentale del gioco di coach Dalmasson. Certo, tutto sta a creare le condizioni migliori per prendere i migliori tiri possibili, ma se la palla non entra quando oltre la linea c’è il miglior tiratore, con le migliori condizioni di vento e umidità, con metri di spazio e tutto il tempo a disposizione, allora la questione si fa dura. Il 19% con Venezia, a fronte del 63%, è una statistica che non lascia spazio ad interpretazioni, o meglio,  può essere interpretabile nella poca efficacia di Cavaliero e soci nel contrastare le bocche da fuoco lagunari. Perché ribadisco, sul fronte triestino, le condizioni per crearsi buoni tiri c’erano: Delia che occupava egregiamente l’area pitturata, il ritmo compassato della Reyer, soluzioni “aperte”.

Raffaele Baldini

Pubblicato il marzo 22, 2021, in BASKET NAZIONALE E INTERNAZ., BASKET TRIESTINO, HighFive, News con tag , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. 2 commenti.

  1. Ieri sera si è vista una grande Venezia, ma non darei troppi demeriti a Dalmasson, nel senso che il tiro da 3 ieri non era nelle nostre corde, e di tiri aperti Ts è riuscita a crearne, d’altro canto siamo comunque riusciti a rimanere in partita con una difesa comunque nel complesso convincente e molti backdoor di Alviti e dei due centri che ci hanno tenuto a galla, ma purtroppo non abbastanza. Come con Brindisi ho visto una squadra che quando si trova ad affrontare una grande subisce la pressione psicologica. Pensi sia sbagliata come lettura?

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