Le chiavi al PalaDozza: che Fortitudo di fronte, il “nuovo” Groselle e l’ex Banks. Non esaltare l’ambiente

Inquadrare la Fortitudo Bologna in questo momento storico è come provare a esporre con chiarezza l’emergenza sanitaria da Covid… impossibile. La squadra di Antimo Martino recupera Groselle e Benzing in extremis (anche loro post positività) e cerca di darsi un’identità (passando al 6+6) considerando la perdurante assenza di Fantinelli, di Totè e Mancinelli, e con Feldeine  da inserire al meglio.

Il “nuovo” Groselle

La forzata uscita di scena di Brandon Ashley ha ridato nuovo vigore, ma soprattutto nuovo spazio in area pitturata a Geoffrey Groselle, giocatore molto valido tecnicamente ma in grossa difficoltà nel traffico d’area della versione con il doppio lungo. Ora il post basso garantisce spazio per muoversi sul piede perno, magistralmente utilizzato, abbinato ad una velocità d’esecuzione notevole per uno che porta a spasso 213 centimetri; si può consumare qualche fallo perché la lunetta non è amica del mancino in maglia Kigili (37,5%). Marcos Delia è troppo lento per marcarlo, Sagaba Konate (sempre che sia della partita) troppo ingenuo ancora, Alessandro Lever poco strutturato fisicamente. “Raddoppi” in vista…ma occhio all’atipico Benzing piazzato oltre l’arco dei tre punti!

L’ex di turno Adrian Banks seguito a vista

Martino e la Fortitudo sanno benissimo che un attaccante “ferito” da una stagione negativa, potrebbe fare molto male. Adrian Banks, alla Fortitudo lo scorso anno,  sa colpire di suo a prescindere, ma in questo caso è probabile che venga studiata una “gabbia” o una staffetta per fermare l’uomo da Memphis. Mai come in questo caso servirà il contributo di tutti i componenti in maglia Allianz, dal primo all’ultimo, così come è stato fatto con Trento, altrimenti aspettare per forza Banks potrebbe risultare un boomerang tattico.

Non esaltare l’ambiente

Ogni volta che si affronta la Fortitudo al PalaDozza, il primo obiettivo è quello di non caricare un ambiente che è carico di suo. La “Fossa” è sempre stata un fattore, mai come in questo caso può diventare però anche il fardello più pesante in caso di difficoltà felsinee. La “Effe” non attraversa un gran periodo, per usare un eufemismo, Trieste deve essere brava a speculare su questo fattore psicologico, approcciando subito al match concentrata e mortificando le velleità dalla palla a due. Qualora non lo facesse, ecco che l’Aquila plana e si sbarazza della “carcassa” giuliana in un attimo, trascinata dall’onda d’urto della curva.

Raffaele  Baldini

Pubblicato il dicembre 13, 2021, in BASKET NAZIONALE E INTERNAZ., BASKET TRIESTINO, HighFive, News con tag , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. Lascia un commento.

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