Analisi post Trento: la carezza e il pugno, puntualizzazioni e il problema Konate

La carezza e il pugno

La carezza è quel gesto consolatorio alla fine della sesta sconfitta di fila, quella che tradotta in sala stampa da coach Ciani: la squadra ha reagito e ha dimostrato di remare dalla stessa parte (Konate a parte), si è dominato Trento per 35 minuti, c’è materiale su cui lavorare per il futuro. E poi c’è il pugno, alla bocca dello stomaco, quello che toglie il fiato…esattamente il fiato che mancherà sempre di più nelle prossime partite, guardando una classifica sempre più pericolosa. C’è l’affanno di chi vede, come nello storico “10 piccoli indiani” di Agatha Christie perdere un americano (mentalmente prima che cestisticamente) ogni settimana, per uno scempio di mortificante regolarità che si protrae da 4 anni (10 americani almeno sbagliati). C’è una sconfitta che non alimenta la voglia di andare in palestra in settimana, soprattutto in vista della Segafredo Bologna.

Puntualizzazioni soggettive

Tante considerazioni post Trento, troppe figlie di una reazione “di pancia”. Che Trento non sia una squadra trascendentale lo diceva la classifica, le sconfitte consecutive, la responsabilità di scacciare il “mostro” davanti al pubblico amico.  Ci si dimentica però che la concomitanza di fattori di cui sopra erano ascrivibili anche all’Allianz; per cui parlare con supponenza di sconfitta “con i morti”, è alquanto ingeneroso. L’ultimo tiro è evidente anche ai profani che non poteva essere figlio di uno schema disegnato sulla lavagna da coach Ciani, bensì da una pigra presa di posizione di Delia in post basso (ricettore prescelto) dopo il “pick and roll” e quindi da un mancato gioco in profondità (ricordate Grazulis all’andata?), per poi ribaltare il gioco su un esterno (o giocare l’uno contro uno nel “mis-match” con Bradford); attenzione a veicolare tutte le responsabilità sullo staff tecnico, si rischia di dimenticare che chi va in campo sono i giocatori. Occhi attenti hanno visto l’efficace, corretta difesa di Adrian Banks su Flaccadori per i punti vittoria di Trento dalla lunetta; l’americano anticipa il movimento in entrata mancina del trentino, mettendo il petto contro la spalla del penetratore. Il fischio è errore tecnico.

La pagella di coach Ciani

Sto spalando le tonnellate di… terra per il voto dato a Franco Ciani. Sempre molto attento nel leggere il perché vado contro-mano in autostrada, rimango discretamente ancorato sulla mia posizione. Prima di tutto perché c’era un presupposto chiave settimanale: dimostrare che il gruppo è compatto e che ha voglia di reagire alla difficile situazione. Lo ha fatto e per 35 minuti con grande personalità e voglia. Seconda cosa: lo staff tecnico aveva giustamente impostato la partita sull’attaccare il pigro reparto lunghi trentino, debilitato dagli acciacchi di Williams; se poi Delia non è troppo in serata, Grazulis esce per falli (l’ultimo fischio rivedibile) e Konate fa sciopero…non vedo colpe tecnico/tattiche a riguardo. Si è anche cercato di aggiustare il problema dei “cambi sistematici” difensivi con adeguamenti (movimento “show” del lungo per rallentare l’esterno), con buoni risultati. L’ultimo possesso lo considero un “concorso di colpa” con gli esecutori. Quindi? Continuo a viaggiare contro-mano…

Lo sforzo maggiore nella carriera di Banks

Adrian Banks è un leader, un cannoniere e lo sarà fino alla fine dei suoi giorni. L’attaccante di razza non conosce “chiamata per il cambio”, vorrà sempre quel fottuto ultimo pallone decisivo, non riconoscerà i limiti dell’età perché il cervello manda gli stessi tipi di messaggi da una ventina d’anni. E’ giunto il momento, per il bene della squadra, di “violentare” la propria indole; studiare con lo staff tecnico una gestione per 20-25 minuti efficaci (magari giocando sempre gli ultimi 6-7 minuti del match), accettare che il terminale decisivo sia un compagno, magari passando proprio per il calamitante estro di Adrian; non sarebbe fare un passo indietro, sarebbe elevare la qualità cestistica di una pallacanestro già di altissimo livello.

Il problema Konate

Sagaba Konate è il decimo “straniero”, nel mio personalissimo cartellino come direbbe Rino Tommasi, sbagliato negli ultimi 4 anni di gestione della Pallacanestro Trieste. Richiamare l’esigenza di un General Manager o Direttore Sportivo è una loica che annoia anche il sottoscritto, realtà talmente evidente che non occorrerebbe tirarla in ballo. I 70” giocati dal maliano sono offensivi per una platea raffinata come quella triestina, per una società seria come la Pallacanestro Trieste, per staff tecnico e compagni che hanno fatto di tutto durante l’anno per coinvolgerlo. Non ha nessun senso rivederlo domenica contro la Virtus Bologna, le prove d’appello si sono esaurite e se proprio la squadra deve affondare, lo faccia con chi merita di indossare la canotta biancorossa.

Raffaele Baldini

Pubblicato il marzo 28, 2022, in BASKET NAZIONALE E INTERNAZ., BASKET TRIESTINO, HighFive, News con tag , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. Lascia un commento.

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