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Ci siamo: Trieste-Treviso, a voi due!

30652357_1686504501443688_8927696841701588992_nFonte: Il Piccolo a cura di Raffaele Baldini

Trieste-Treviso per molti è la finale anticipata, certamente è la sfida con più fascino dei playoff in A2. Due squadre con percorsi opposti, l’Alma in accelerata dalla prima palla a due della stagione per poi calare un po’ alla distanza, la Dè Longhi claudicante dell’inizio che poi si mette a correre, e veloce.

Squadre simili, le sfumature decisive – Due roster allo specchio, due organici simili. Trieste e Treviso vivono a “trazione esterna”, si nutrono di fiammate offensive, non danno punti di riferimento in quanto piene zeppe di elementi incisivi, caratterizzate da lunghi atipici (quasi tutti numeri “4” a parte Cittadini). Come sempre in questi casi la differenza la farà la giocata del singolo, la capacità di essere lucidi nei momenti che contano, la mossa tattica che mette un granello nell’ingranaggio altrui. Butto alla rinfusa alcune variabili per Trieste: far uscire per falli Brown e sguarnire un reparto, limitare l’estro della fonte del gioco Fantinelli, reagire difensivamente capendo la serata ispirata o meno di Swann, “francobollarsi” ad Antonutti, mettere le mani addosso difensivamente (nel lecito ndr).

Dare un senso ad un percorso – Molti danno per favorita Treviso. Non è importante chiedersi il perché, è più importante fortificare nelle teste e coscienze dei giocatori allenati da Dalmasson il concetto di percorso virtuoso: se per 30 lunghe giornate l’Alma è risultata la più forte ci sarà un motivo (o più di uno), se ha battuto Treviso in Supercoppa e in casa ci sarà un motivo, se si allena duramente da agosto senza piangersi addosso rispetto ad infortuni vari, ci sarà un motivo. Se ogni singolo giocatore focalizza l’attenzione su quanto sangue, sudore e lacrime ha versato per arrivare fino a qui, ecco che questo sbilanciamento di forze verso la squadra di Pillastrini ha molto meno senso…

Javonte Green – Non è più un bambino, non è un “rookie” ma soprattutto è un professionista chiamato a fare la differenza. La vittoria nella serie per Trieste passa per il rendimento dell’americano, più dal punto di vista di aggressività mentale che tecnica. E’ giunto il momento di limare il sinusoidale andamento, azzerare indolenze tornando ad avere “fame”. Non c’è giocatore in maglia ospite in grado solo di pensare di arginare lo strapotere fisico di Green al suo meglio, non c’è antidoto al suo gioco in transizione. “The time is now!”

Difesa sugli esterni – John Brown può anche segnare 30 punti ma quasi mai sarà il fattore determinante per una vittoria. Nella maggior parte dei successi della Dè Longhi il valore aggiunto è stato il grado di pericolosità dei registi, bravissimi ad attaccare le prime linee ed a trovare “scarichi” adeguati. Sabatini, Swann, Musso, Fantinelli tutti uomini in grado di fare a fette il reparto avversario, avendo la capacità di andare a concludere o creare l’extra-pass; necessario quindi che la difesa di Mussini (in primis), Cavaliero, Fernandez e soci sia in primo luogo adeguata sugli “scivolamenti difensivi” e poi, perché no, su un livello fisico appena sotto soglia dell’infrazione.

Arbitraggio – Chiosa preventiva che rifugge da qualsiasi dietrologia o tentativo di alimentare polemiche: siamo alle semifinali, due squadre fisiche che si affrontano, una posta in palio importante. Gli arbitri “spariscano” dal focus di chiunque, con personalità e metro univoco; tutto il resto sarà spettacolo fra due canestri.

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Pubblicato il maggio 27, 2018, in BASKET TRIESTINO, HighFive, News con tag , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. Lascia un commento.

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