Keys of the Match – CANTU’

chiavi-in-manoFonte: Il Piccolo a cura di Raffaele Baldini

La peggior avversaria e il peggior timoniere da affrontare per l’Allianz Trieste. Cesare Pancotto, al di là delle esternazioni di prammatica cariche di sentimentalismi, sa come imbrigliare un meccanismo già inceppato da tempo; oltre a questo, la sua Cantù non ha l’assillo di vincere a tutti i costi, fardello leggero per possibili prestazioni di livello.

Essere nella melma, ed imparare a nuotare

La presa coscienza di essere nelle sabbie mobili ed invischiati nella lotta per non retrocedere è già un buon principio per stare sul pezzo. Ora bisogna uscire dal pantano, un percorso tortuoso fatto di tante piccole sfaccettature, la prima fra tutte è quella di non demoralizzarsi di fronte alle mazzate. Trieste sa già che durante il match subirà dei break, potrebbero anche essere pesanti, ma non deve fare l’errore di abbassare il capo senza reagire. Come Coronica e soci affronteranno i momenti difficili è una delle chiavi, a prescindere da acciacchi o malanni di stagione. Una chiave nelle chiavi è quella che in “regime di guerra” non esistono attenuanti, il dolore è sprone, la fatica e il sudore le virtù per uscire dal campo a testa alta. Dimmi come reagisci al primo break subito… e ti dirò chi sei.

Cantù, strano “animale” da trasferta

Vedi le prestazioni dei brianzoli fuori dal PalaDesio e pensi che la squadra sia totalmente inconsistente; poi, analizzi bene il percorso, con due sfavillanti vittorie a Brindisi e Cremona, e capisci che in realtà è la classica macchina “pancottiana”, un enorme granello di sabbia da incastonarsi nei meccanismi avversari. Il fatto che l’Acqua San Bernardo Cantù segni di media 66.4 punti a partita fuori dalle mura amiche, non depone a favore di Trieste; ciò vuol dire che Ragland e soci sanno vincere a bassissimo punteggio (standard di casa Allianz); inoltre, proprio l’innesto dell’americano potrebbe alzare sensibilmente il dato della produzione offensiva. Tirano malissimo dall’arco dei tre punti (27.6), tanto da poter “battezzare” un gruppo, Ragland a parte, in cui il miglior esecutore è Jeremiah Wilson con il 34.8% da tre punti (tralasciando il buon 4/10 dell’ex Simioni).

Mancanza di punti di riferimento

Trieste oggi si specchia con un clone: una squadra a più cilindri, senza punti di riferimento per l’avversaria. Cantù infatti vive di una rotazione ampia a 10 giocatori, con l’avvicendamento di Ragland per Collins, in cui il marcatore principale è Wes Clark con 11.5 punti a partita (!) e in cui 7 elementi possono comodamente attentare alla doppia cifra. Non bastasse, dal sottobosco Cesare Pancotto può sfruttare l’atipicità di uno come Alessandro Simioni o un difensore fisico come Andrea La Torre. Insomma difficile focalizzare da dove arrivano i pericoli maggiori, Ragland a parte, serve la massima concentrazione su tutti gli effettivi.

Pubblicato il dicembre 22, 2019, in BASKET NAZIONALE E INTERNAZ., BASKET TRIESTINO, HighFive, News con tag , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. Lascia un commento.

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